Ma che vendemmia è mai questa?
Lo abbiamo chiesto giovedì 4 settembre al professor Cesare Intrieri*
* Titolare della Cattedra di Viticoltura presso il Dipartimento Culture Arboree di Bologna e Direttore del CRIVE (Centro Interdipartimentale delle Ricerche Viticole ed Enologiche)


Professore, qual'è la sua valutazione della vendemmia in corso in questi giorni?
La produzione di quest’anno sarà sicuramente più bassa perché, quanto meno, è ridotto il peso medio dei grappoli. Avremo una qualità generalmente discreta, in alcuni casi ottima, anche se è prematuro azzardare stime più precise in quanto non è dalla concentrazione zuccherina che possiamo desumere come sarà la qualità della vendemmia 2003; quello è solo uno dei parametri. Di sicuro è da evitare ogni tipo di catastrofismo a riguardo delle mutate condizioni ambientali.

Un’annata per cui l’apporto di acqua è stato determinante?
Sono convinto che ci sia quest’anno una profonda differenza tra gli impianti che avevano la possibilità di effettuare l’irrigazione di soccorso e quelli che invece non l’avevano. I vigneti che hanno potuto essere soccorsi e che hanno ricevuto l’acqua necessaria nei periodi critici, che sono essenzialmente quelli del periodo che precede l’invaiatura, non dovrebbero avere avuto troppi problemi. Dove invece non c’era possibilità di irrigazione, in collina e sui terreni particolarmente argillosi e facilmente soggetti a stress idrici registriamo uve particolarmente “impallinate”, piccole e che possono presentare caratteristiche qualitative che non sono eccezionali. Oltre un certo limite difatti anche la maturazione tende a bloccarsi.

Anche le modeste escursioni termiche non hanno aiutato.
La vendemmia 2003 avrà sicuramente una gradazione zuccherina molto elevata, ma questo non implica necessariamente che avremo dappertutto un prodotto di altissima qualità. Dipende dai rapporti zuccheri-acidi. Abbiano visto che in molti casi l’acidità è molto bassa perché le temperature sono state molto elevate anche nei periodi notturni.

Chi ha lavorato di più sulla pianta e ha diradato di più, sembra che alla fine si sia trovato meglio….
Il diradamento è un’arma strana. La vite ha due periodi prevalenti: nel primo la pianta è prevalente sul grappolo, nel secondo il grappolo è prevalente sulla pianta. Se si è fatto un diradamento, e quest’anno andava fatto, ai primi sintomi dello stress anche prima dell’invaiatura, può certamente avere avuto un effetto positivo prevenendo le sofferenze delle piante.

Un anno anormale che ha comportato anche tempi diversi nel vigneto quindi…
Certamente. La regola è di diradare dopo l’invaiatura. Quest’anno è stato meglio ricorrere all’eccezione.


In tutte le zone dove siamo stati abbiamo visto grappoli bellissimi che, però non esiterei a definire mignon.
La sofferenza durante il primo periodo di moltiplicazione cellulare ha fatto sì che le cellule siano rimaste più piccole siano in numero inferiore. Il grappolo mignon, come dice lei, ne è l’esempio più chiaro.

L’anno scorso annata atipica per la troppa acqua, quest’anno atipico per il motivo inverso. Come andrà a finire?
Lo scenario principale è questo: non è oggi pensabile fare dei vigneti moderni senza la possibilità di irrigazione di soccorso. L’irrigazione è considerata da sempre in tutto il mondo un fattore di qualità. Australia, California, Cile, Argentina: sono tutti arrivati dopo di noi, ma lo hanno compreso subito. In Italia io lo sostengo da vent’anni anche se ci sono ancora una serie di luoghi comuni e addirittura un certo numero di disciplinari di produzione che la vietano.

In Europa come ci si orienta a questo proposito?
La Spagna ha una legislazione molto rigida, ma negli ultimi anni il concetto è stato profondamente rivisto ed è ora ammesso irrigare le piante giovani. Vorrei sapere chi mai toglierà l’impianto quando le piante saranno più adulte: le viti spagnole non invecchieranno mai e avranno sempre l’acqua di cui hanno bisogno.

Andrea Dal Cero