Tra Valpolicella cinese e Amarone australiano
copioni scatenati sempre più all’assalto dei nostri vini
di Manuela Magli

Fino a quattro o cinque anni fa una grande azienda del
Veronese esportava in Cina quantità rilevanti di Valpolicella.
Poi, un brutto giorno, gli ordini cessarono apparentemente senza un perchè.
Dopo qualche tempo qualcuno andò dall’ex importatore locale
a chiedergli il motivo della chiusura del mercato e la sorpresa fu davvero
sgradita quanto inattesa: la Gold Hope Winery Co. Ltd di Hong Kong, già
importatrice ed ora produttrice, ha lanciato sul suo mercato interno una
linea di vini Valpolicella registrandone anche il marchio. La linea viene
reclamizzata con un elegante catalogo in cinese (una sola pagina in inglese),
che fornisce cenni sulla società nata a metà degli anni
Novanta e sui suoi Valpolicella rossi e bianchi, le cui etichette più
prestigiose sono Gold Valpolicella e Yu-lin Valpolicella. Uno scippo del
nome e della denominazione di origine controllata (regolamentata da leggi
nazionali e dell’Unione Europea) segnalata nei giorni scorsi dal
Consorzio di tutela Valpolicella che sta valutando come agire. “Stiamo
preparando una dura lettera all’Istituto per il Commercio con l’Estero
e al Ministero delle Politiche Agricole perché intervengano contro
questo atto di pirateria - ci racconta al telefono il direttore del consorzio
Emilio Fasoletti - serve maggiore attenzione da parte delle istituzioni
sulla questione dei marchi che devono avere, quanto meno, una difesa a
livello nazionale. È inutile parlare tanto di tutela e promozione
dei prodotti tipici se poi ci troviamo indifesi di fronte a fatti di questo
genere”.
La preoccupazione è aggravata dal fatto che la Cina aderisce da
oltre un anno al Wto (l’organismo internazionale che regola il commercio
mondiale, a cui aderiscono 134 nazioni mentre altre 33 Paesi sono ammessi
come osservatori) ma sembra che non se ne curi affatto. Inoltre esiste
il rischio concreto che rivolgendosi ad Est approdi nel nostro Ovest privilegiato:
gli Stati Uniti, da sempre molto interessati a questa tipologia di vino.
“Quanto prima - continua Fasoletti - mi incontrerò anche
con i responsabili del Centro Estero delle Camere di Commercio del Veneto
per valutare le possibili azioni a difesa del nome e per evitare che magari
qualcuno in giro per il mondo registri anche il nome Amarone”.
Già Fatto. Il nome del più prestigioso vino della Valpolicella
è già stato uccellato dal produttore australiano Primo Estate
e regolarmente immesso sul mercato italiano da un importatore. Il vino
è un Cabernet Sauvignon Merlot 1999 Moda Amarone che, come recita
la retroetichetta “è stato ottenuto usando il metodo Amarone
che ha origine nella regione Valpolicella vicino al Lago di Garda nel
Nord Italia”. La questione è sul tavolo del Ministri delle
Politiche Agricole e dei responsabili degli Ispettorati della Repressione
Frodi.
Il problema delle truffe dei marchi falsi non è comunque un problema
solo italiano. Che l’Europa intenda porre fine al regime di deroghe
transitorie in atto con gli Stati Uniti in fatto di normativa vinicola
lo ha ribadito anche il commissario Fischler, in risposta a una presa
di posizione di taluni Paesi comunitari produttori (Spagna, Italia, Francia
e Portogallo) durante l’ultima sessione del consiglio dei ministri
comunitari dell’Agricoltura. Fischler ha ricordato che, per quello
che gli risulta, Washington non intende ristabilire legami operativi con
l’Ufficio Internazionale della Vite e del Vino e ha aggiunto che
nei confronti degli Stati Uniti “erano sorti problemi per talune
denominazioni in inglese, francese e spagnolo”. Nel frattempo, però,
i produttori nordamericani si stanno avvalendo dell’uso (considerato
indebito da Bruxelles) di talune denominazioni come Sauternes e Chablis.
La soluzione raggiunta in proposito con il Cile, ha aggiunto Fischler,
può essere presa ad esempio per una soddisfacente soluzione del
contenzioso. Altro punto in discussione con gli americani è quello
delle pratiche enologiche: quelle in uso oltre Atlantico sono accettate
finora in Europa a colpi di deroghe temporanee l’ultima delle quali
verrà a scadenza alla fine del 2003, e che nelle intenzioni di
Bruxelles dovrebbe essere l’ultima. La Commissione europea, ha concluso
Fischler, sta anche preparando “un esauriente documento” da
sottoporre ai Paesi extracomunitari in fatto di etichettatura e tutela
delle denominazioni geografiche che riprenda, nell’interesse di
tutte le parti in causa, quanto formalizzato nel regolamento della Commissione
n. 753 dello scorso anno. Alcuni Paesi membri dell’Organizzazione
mondiale del commercio, avevano infatti espresso riserve sulla compatibilità
tra norma comunitaria e principi operativi della Wto stessa.
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