Il Ghemme Docg: espressione di un territorio

 



Come tutti i grandi vini, il Ghemme vanta origini antichissime: la sua produzione vitivinicola era già diffusa tra le popolazioni celtiche che qui risiedevano, ma assunse rilievo durante la dominazione romana, attestata dai numerosi reperti archeologici di coppe e coppette adibite alla degustazione del vino. I Romani possedevano nella zona di Ghemme delle vigne che coltivavano seguendo regole stabilite in tutte le fasi di produzione, dall’impianto delle viti alla vinificazione. Era tale la quantità di vino prodotto che la città di “Agamium”, in seguito Ghemme, scelse come simbolo un grappolo d'uva ed un mazzo di spighe di grano per il gonfalone comunale. Nel 1400 il vino di Ghemme era particolarmente ricercato dalle nobili famiglie milanesi e novaresi, che possedevano vigneti propri nella zona o lo ordinavano, come testimoniano i registri del capo cantiniere dell’epoca. Dire Ghemme è come dire Nebbiolo, padre dei grandi rossi piemontesi, il cui nome trova etimo nelle prime nebbie che si alzano durante la tarda maturazione dell’uva. La zona di produzione, le operazioni di vinificazione, di conservazione e di invecchiamento devono procedere secondo determinate direttive.

Si ottiene da uve provenienti dai vigneti dei territori di Ghemme e Romagnano Sesia, utilizzando Nebbiolo (minimo 75%), Vespolina e / o Uva Rara, (massimo 25%).Di colore rosso rubino, con riflessi granata, ha un profumo fine, caratteristico ed un sapore asciutto, sapido, con un fondo gradevolmente amarognolo. L’invecchiamento minimo è di tre anni, 20 mesi dei quali in botti di legno e 9 di affinamento in bottiglia, la gradazione alcolica minima è di 12 gradi. Può essere designato in etichetta con la menzione “Riserva” qualora sia stato sottoposto ad un periodo minimo di invecchiamento di quattro anni, di cui almeno 25 mesi in botti di legno ed almeno 9 in bottiglia ed abbia una gradazione alcolica minima di 12.5 gradi. Si abbina con salumi, primi piatti, carni rosse e cacciagione. Già Doc dal 1969, il Ghemme ha ottenuto la prestigiosa Docg nel 1997. L’igienista Paolo Mantegazza, alla fine del secolo scorso, considerava il Ghemme “…balsamo per il ventricolo, carezza per l’anima, ammazza microbi…” e nel suo “Elogio della vecchiaia” lo suggerisce ai vecchi come vino da fine pasto che restituisce giovinezza.

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