Nelle Crete Senesi per la Doc Orcia
di Viviana Monari
San Giovanni d’Asso, il comune più piccolo della
provincia di Siena (908 abitanti) ha ospitato la degustazione dei vini appartenenti
alla Doc più estesa: la “Orcia Doc” che darà luogo
a una nuova strada del vino.
L’occasione, nel novembre scorso, è
stata la XVII Mostra del Tartufo bianco delle Crete Senesi, raccolta dal giovane
sindaco con l’orecchino (che evoca fortemente “la ragazza con l’orecchino
di perla” dipinta dal grande Wermeer). Ebbene il giovane e dinamico sindaco
Roberto Cappelli (nella foto), che da tempo si adopera attivamente
per risollevare l’economia della zona e i comuni del circondario delle
Crete Senesi, ha invitato un folto gruppo di giornalisti per fare conoscere
un territorio che ha molte potenzialità da sviluppare. Fra queste il
vino in primo luogo.
Ci siamo perciò recati a degustare i vini Orcia Doc nella trecentesca
sede del Castello di San Giovanni d’Asso, dove esponevano una decina dei
40 produttori aderenti al Consorzio. L’assaggio, ahinoi alle 11 del mattino,
non ci ha consentito di alzare molto il calice; i vini li abbiamo comunque trovati
discreti, alcuni più che discreti e senz’altro meritevoli di futuro.
“E’ il primo anno di produzione - dichiara Donella Vannetti, presidente
pro-tempore dell’Associazione Strada del Vino Orcia - e potranno essere
migliorati”. I vini Orcia Doc sono prevalentemente rossi (ci sono anche
i bianchi e c’è pure il Vin Santo). Sono costituiti da Sangiovese
nella percentuale minima del 60%, come stabilisce il disciplinare, e in piccole
percentuali da Cabernet Sauvignon e da Merlot. C’è chi li produce
in purezza o con il Canaiolo, vitigno autoctono.
“Allora - domandina provocatoria - sono come il Chianti?”. Nient’affatto,
rispondono solleciti i produttori presenti. La natura del terreno, per esempio,
è spesso elemento tanto rilevante da diversificare e personalizzare un
vino. Il terreno dunque, eccolo: siamo nella zona delle Crete Senesi, grossi
mammelloni di terra argillosa, di colore grigio biancastro, che danno al paesaggio,
di rara bellezza, la sensazione inebriante di essere fuori del tempo.
Ebbene questi terreni argillosi conferiscono al vino rosso un colorito denso
e un corpo e una struttura vigorosi; nelle zone a terreno sabbioso e limoso
avremo un vino più fine ed elegante; gradazione intorno ai 13-13,5°.
Gli accostamenti ideali sono con carni rosse, formaggi stagionati, selvaggina,
tartufo, che qui abbonda e la cui mostra quest’anno è stata dedicata
al tema della pace con consegna di riconoscimenti a diverse personalità,
mentre il 2003 vedrà l’avvio del primo Museo Italiano del Tartufo.
Avevate mai pensato che il tartufo fosse roba da museo? Perché si è
deciso di buttarsi nella produzione di vino in questa zona in cui, fino ad ora,
di vigneti non se ne vedevano poi tanti? “In tutta la Toscana è
radicata la tradizione vitivinicola, specie dei rossi - ricorda Donella Vannetti
- e poi confiniamo da una parte con la zona di produzione del Brunello di Montalcino
e dall’altra con quella del Vino Nobile di Montepulciano. Non si poteva
sbagliare; inoltre abbiamo cercato di lanciarlo e commercializzarlo subito con
un nostro marchio”.
Per non diventare la cenerentola dei più famosi vicini, aggiungiamo noi.
Come è accaduto per la Doc di Montecucco in comune di Civitello Paganico
in provincia di Grosseto istituita dopo anni e anni di forniture silenziose
delle loro ottime uve di Sangiovese ai produttori di Montalcino per coprire
le richieste di Brunello.
Ora a Montalcino sono stati effettuati reimpianti e Civitello Paganico ha la
sua meritata Doc. E vissero tutti felici e contenti e finalmente regolari.
Tornando alla Orcia Doc, i vigneti impiantati sono di piccole dimensioni ed
entreranno a pieno regime produttivo fra l o 2 anni. Dunque i quantitativi di
vino sono limitati. Non a caso il sindaco Roberto Cappelli invita “ad
assaggiarli in loco” così, dice, potrete scoprire le aziende agrituristiche
del circondario delle Crete comprendente i comuni di San Giovanni d’Asso,
Monteroni d’Arbia, Buonconvento, Rapolano Terme e Asciano, dove si è
conclusa la manifestazione-cornice “Crete d’Autunno” con la
mostra “A misura di bambino”, vetrina degli agriturismo ultimamente
un po’ in crisi , perchè “ne hanno costruiti troppi”,
dice qualche maligno.
In tutto il circondario sono tanti i prodotti tipici di un tempo che si possono
riscoprire grazie a un territorio poco abitato, senza industrie, senza cementificazioni
selvagge e senza traffico incalzante: elementi che oggi possono diventare vincenti,
data la loro quasi unicità. Ed è anche su questo che punta il
bravo sindaco Cappelli con l’orecchino: oltre al vino e al tartufo si
va dalla Chianina al pane sciocco, dalla Cinta (maiale allevato allo stato brado)
alle erbe, allo zafferano di San Quirico d’Orcia, dal pecorino all’olio
fino al tabacco e alla canapa, con il primo progetto pilota per la ripresa della
coltivazione della canapa in amichevole gemellaggio con Ferrara. Come si vede,
le iniziative sono tante. E per conoscerle c’è un modo divertente:
salire sull’antico trenino a vapore con partenza per esempio la domenica
mattina alternativamente da Siena o da Grosseto per rientrare in serata. Attraversa
le località delle Crete Senesi consentendo di godersi “assaggi,
paesaggi e retaggi” e, perché no, qualche miraggio.

Il sindaco, Roberto Cappelli