L’Agente
di commercio al centro di un convegno firmato da Vendere il Bere all’ultimo
salone del Vino di Torino
coordinamento di Lucio Mazzi e Orazio Latini
Alla presenza dell’attento pubblico
di addetti ai lavori del Lingotto di Torino si è svolto venerdì
22 novembre il convegno L’Agente di commercio: l’azienda
sul territorio. Organizzato da Vendere il Bere,
l’Associazione degli Agenti di commercio del settore bevande, il
convegno ha ospitato gli interventi di Luca Gasparella
(direttore commerciale Rinaldi Wine), Remo Pàntano (responsabile
formazione forza vendita Zonin), Lorenzo Tersi (direttore
commerciale Venturini Baldini) e Umberto Trombetti (presidente
di Vendere il Bere). Il coordinamento degli interventi è stato
curato da Andrea Dal Cero, direttore di capitaALvino.
Pur se visti da angolazioni comprensibilmente diverse, sono stati individuati
alcuni filoni di riflessione comune molto forti. Il primo si riassume
in una crescente esigenza di professionalità. Il mercato
del vino si sta evolvendo con una rapidità e un dinamismo straordinari,
e pone una sfida quotidiana sempre più impegnativa a tutti i suoi
attori. Tale sfida significa, prima di tutto, cambiamento. Un cambiamento
che investe anche l’agente di commercio, che sul proprio territorio
operativo rappresenta l’azienda tout court e che deve abituarsi
a un ruolo attivo di crescente complessità: non più cioè
il tradizionale raccoglitore di ordini del passato o il sismografo passivo
delle turbolenze della piazza, ma un interprete propositivo dello sviluppo
commerciale locale, un punto di riferimento affidabile e informato per
la propria clientela, un terminale intelligente di raccordo fra il centro
e la periferia del mercato. Per svolgere efficacemente questo ruolo -
un ruolo che, ormai, è assolutamente fuori discussione - l’agente
di commercio ha bisogno di formare e di mantenere nel tempo, con l’opportuno
ausilio dell’azienda, la propria professionalità che nello
scenario competitivo odierno si rivela per lui l’autentica (e autenticamente
sostenibile) carta vincente. Un secondo filone di riflessione ha puntato
nella direzione di una crescente esigenza di selettività.
L’impetuosa trasformazione del mercato del vino implica che, passati
i facili entusiasmi e tramontate le mode passeggere, verranno presto i
momenti delle scelte in cui tutta la filiera si interrogherà su
chi e che cosa tenere, e su chi e che cosa rifiutare. I consumatori si
rivolgeranno a quelle aziende che daranno maggior valore ai loro acquisti;
ristoranti ed enoteche selezioneranno i fornitori più seri e più
continui nella loro politica di qualità; le aziende, a loro volta,
si concentreranno sui rappresentanti e sui clienti più professionali.
In quest’ottica, l’agente di commercio non solo verrà
scelto per le sue competenze di settore, ma dal canto suo sceglierà
attivamente e in maniera consapevole le poche aziende da rappresentare.
Finiranno, cioè, le collezioni indiscriminate di decine e decine
di mandati, e verranno premiate e sviluppate dal rappresentante solo le
aziende vinicole più meritevoli e con maggiore potenziale.
A giudicare dalle numerosissime telefonate che pervengono tuttora agli
organizzatori del convegno, le tematiche dibattute al Lingotto di Torino
stanno destando un interesse molto forte e non occasionale, suscettibile
di essere sviluppato anche in altre, future iniziative di incontro e di
discussione.

da sin.: Gamberini, Gheduzzi
babbo e figlio e Trombetti
Riportiamo di seguito i
punti di maggiore interesse delle relazioni.
Umberto Trombetti
presidente di Vendere il Bere
L’agente di commercio, chi è? Fondamentalmente colui che
fa da intermediario fra l’azienda che produce e il commerciante
che rivende al privato consumatore. Detto questo, ritengo sia d’obbligo
considerare che dopo 35 anni di attività nel mondo del beverage,
ho vissuto la trasformazione del sistema commerciale e del mio stesso
lavoro, e ricordo come nei miei primi anni pervenni spontaneamente alla
considerazione che nel momento in cui si verificavano per la prima volta
dei cambiamenti di rapporto tra l’azienda, l’agente e il cliente,
anche noi rappresentanti dovevamo trasformarci interpretando le tendenze
del mercato per non esserne tagliati fuori. Poiché siamo nel contesto
di una fiera dove il vino la fa da padrone credo sia interessante considerare
quanto sia cambiato il commercio di questa bevanda in questi ultimi 25
anni, da prodotto venduto in damigiana a basso costo, alla bottiglia di
grande pregio. Mi preme anche sottolineare quanto questo lo si debba anche
all’agente di commercio che ha avuto un ruolo molto importante nel
creare specifico interesse per la vendita del vino in bottiglia.
Ancora oggi, e più di allora, è vero che il mercato cambia
e noi ci trasformiamo. Questo non ci consente unicamente di adattarci
alla situazione del momento: il nostro ruolo è soprattutto quello
di interpretare le sensazioni che raccogliamo sulla piazza trasmettendole
alle aziende che rappresentiamo e di sapere cogliere anche i più
impercettibili campanelli di allarme del mercato.
A mio avviso il ciclo di cambiamento delle condizioni del mercato è
orientativamente decennale. Il lavoro di distribuzione che si faceva prima
si è trasformato in Distribuzione Organizzata e quindi in Grande
Distribuzione e c’è stato un ulteriore cambiamento del rapporto
tra l’azienda e l’agente: le strutture della D.O. e G.D.O.
hanno cercato di far credere alle aziende che la figura dell’agente
di commercio fosse superata e di far nascere in alcuni casi delle figure
di agenti che erano, ed in alcuni casi lo sono ancora, dei dipendenti
a provvigione. Un interrogativo che mi sono sempre posto è: quanto
investe l’azienda sul proprio agente di commercio? Credo molto poco,
e posso affermarlo perché anch’io sono stato formato da un
mio collega che mi ha insegnato il mestiere e quando sono diventato autosufficiente
non mi è rimasto che ringraziarlo prima di iniziare un’attività
per mio conto.
Perché le aziende non hanno mai fatto formazione? Addestrando i
propri uomini ne trarrebbero certamente un vantaggio. Ma ancora oggi spesso
c’è chi ritiene sufficiente dotare l’agente di un catalogo,
provvigioni e zona operativa, lasciandogli tutto il resto da inventare
per creare il business. E può anche succedere che quando il fatturato
diventa interessante, l’azienda dica che l’agente non è
più in grado di gestire il fatturato costruito da lui negli anni
e lo metta in condizioni di subire tagli di zona o di recedere.
E’ nata così in questi ultimi anni un’associazione
che si chiama “Vendere il Bere” il cui scopo è quello
di creare maggiore attenzione per la nostra categoria e di progettare
e realizzare eventi di cui il protagonista sia proprio l’agente
di commercio. Un’associazione che dà la possibilità
alle aziende di proporsi nella ricerca di uomini sul territorio tramite
la "Borsa dell’Agente" e che si occupa di formazione professionale
attivando corsi di informatica e di conoscenza del prodotto.
Luca Gasparella
direttore commerciale Rinaldi Wine
Per un’azienda che voglia
avere una distribuzione capillare, l’agente di commercio è
un “investimento” necessario: come ogni investimento, può
essere in un certo senso un rischio. Riteniamo che un agente, prima di
credere nel prodotto che distribuisce, debba credere in se stesso, e ancor
prima di vendere il prodotto debba essere in grado di “vendere”
la propria persona, con la forza della convinzione e della persuasione
delle proprie opinioni. L’azione di vendita - non è superfluo
ricordarlo - si basa infatti sulla cultura (di prodotto, di territorio),
sull’informazione di taglio commerciale/promozionale, sulla proposta
di idee e infine sulla soluzione dei problemi. E’ pertanto indispensabile
che l’agente di commercio sappia trasmettere quell’energia
attiva e positiva in modo da poter mobilitare e coinvolgere colui che
lo ascolta: non più il vecchio “raccoglitore di ordini”,
cioè, ma un vero trait d’union fra azienda e cliente. L’agente
deve proporsi come leader di se stesso e della sua clientela. Diventa
tale solo se è in grado di accettare un ruolo di collaborazione
e di apprendimento continui, indirizzando il proprio operato verso il
cambiamento più che verso il controllo, dedicando molta più
attenzione al rapporto con l’azienda nell’individuazione di
metodi e obiettivi.
Essere leader significa concentrarsi sull’obiettivo, cioè
focalizzarsi sulle soluzioni, piuttosto che sui problemi. Ci sentiamo
di dire che il successo delle vendite dipende dal desiderio, dalla concentrazione
e dalla perseveranza: chi ha sconfitto dubbi e paure ha sconfitto l’insuccesso.
L’agente di commercio vincente è colui che è consapevole
del fatto che la qualità professionale si misura sia con il raggiungimento
degli obiettivi, sia nel rapporto con la clientela, ascoltando le problematiche
e analizzando le esigenze dei clienti, così da identificare le
argomentazioni di vendita più adatte alle attese dei clienti stessi.
L’agente che si fa protagonista sul proprio territorio è
dunque colui che induce il cliente a “comprare” la persona,
e la sua personalità, prima del venditore. Guai se la vendita la
facessero il prezzo, la pubblicità, il catalogo: sarebbe una vendita
spot che non porterebbe a quella fidelizzazione necessaria a creare un
vero progetto di vendita. Vogliamo quindi pensare che l’agente -
l’agente Rinaldi Wine - sia “orgoglioso” della propria
vendita, e viva la propria professionalità come qualcosa in continuo
sviluppo. Questo significa oggi essere un vero professionista della vendita.
Siamo certi che questo tipo di agente di commercio già esista.
Tocca a noi direttori commerciali trovarlo o…crearlo, facendolo
crescere.
Lorenzo Tersi
direttore commerciale Venturini Baldini
Il mio pensiero è che agenti si nasce, professionisti della vendita
del “sistema vino” si diventa. L’azienda punta sui propri
collaboratori rendendoli partecipi nelle strategie di prodotto e di posizionamento
nei mercati attraverso un loro totale coinvolgimento che è alla
base del rapporto tra la proprietà e gli agenti. Il valore dell’azienda
trova la sua espressione massima nel momento in cui la sua forza vendita
diviene valore aggiunto a motivo delle sue specifiche competenze, conoscenze
e capacità di orientare il cliente: al giorno d’oggi si deve
essere wine-manager d’area, conoscitori di vino e di clienti, armasi
di grande volontà e avere come attitudine la pazienza. Gli agenti
di commercio più ricercati sono quei professionisti che hanno leve
importanti nei confronti dei clienti grazie ad un portafoglio fornito
di case mandanti di primissimo ordine, cosa interessante per l’apertura
di nuovi mercati ma che non si sposa con gli interessi di aziende radicate
sul territorio locale che creano casi di pura concorrenza .
Fare vibrare il mercato è sempre più difficile e non è
di certo alla portata di aziende prive di budgets destinati alle attività
di comunicazione (concorsi, advertising, forme diverse) che sonno appannaggio
di aziende con fatturati che giustificano interventi importanti. Per la
piccola e media impresa vitivinicola l’unica attività che
può avere ritorni interessanti a costi contenuti sono le visite
in azienda, e le degustazioni organizzate in favore dei clienti. Gli uomini
di vendita sono oggi dei consulenti per il cliente finale, il quale ha
gusti e conoscenze più evolute di ieri ed ha molte più opportunità
d’acquisto attraverso le molteplici proposte di oggi.
Remo Pàntano
responsabile alla formazione della forza vendita Zonin
La famiglia Zonin ha sapientemente investito in questi ultimi cinque anni,
con grande impegno orientandosi verso la qualità più elevata
di prodotto. L’alta qualità dei vini impone una altrettanto
elevata qualità sul piano professionale degli uomini che devono
rappresentarla e farla conoscere. Da questa considerazione di fondo é
scaturita la necessità di formare direttamente i collaboratori
della forza vendita che conta attualmente più di 150 dei migliori
professionisti. L’attività di formazione si rivolge al personale
diretto ed ai collaboratori esterni, oltre che alla forza vendita dei
clienti più importanti del dettaglio specializzato, e ai buyers
della grande distribuzione. La formazione è un valore aggiunto
che è offerto come servizio. Responsabile della formazione è
un enologo proveniente dall’esperienza tecnica di cantina prima
e dall’esperienza commerciale poi. Gli incontri dedicati alla formazione
sono dei veri e propri corsi, organizzati in vari livelli con una programmazione
legata all’esigenza di far conoscere l’evoluzione dei prodotti
dell’azienda. Sono organizzate degustazioni guidate con bottiglie
rese anonime per i confronti sulle diverse tipologie o annate. Si approfondiscono
le conoscenze e la praticità nell’analisi sensoriale oltre
ad analizzare le tendenze di mercato attraverso la degustazione dei vini
di tendenza, quelli più premiati e quelli più richiesti.
Attraverso l’ausilio di tecnologie elettroniche si organizzano incontri
di conoscenza della realtà viticola: il materiale è disponibile
anche per la formazione del personale di ristoranti, wine bar ed enoteche. |