Cosa fa l’Enoteca delle Enoteche?
Intervista a Giorgio Serra, direttore dell’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna e adesso anche consigliere dell’Enoteca d’Italia

di Andrea Dal Cero

 

Giorgio Serra, già direttore del Centro Estero delle Camere di Commercio, si è occupato di promozione e praticamente di tutti i settori produttivi dell’Emilia Romagna per 18 anni. Oggi ne ha 49, è da tre anni direttore dell’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna dopo essere stato per altri tre nel consiglio della Fiera di Bologna.

Un direttore tecnico, decisionista, operativo o di passaggio per l’Enoteca Regionale?
Un direttore attento. Provenendo da situazioni privatistiche ed essendomi sempre trovato a gestire denaro pubblico ho sempre dovuto essere molto attento.

Più un amministratore che un direttore?
Sono un direttore estremamente prudente.

Un ruolo impegnativo?
I produttori spingono perché sia fatto di più nel rapporto consolidato tra pubblico e privato. Ma il calo delle risorse pubbliche ha fatto sparire i contributi a fondo perduto e adesso il privato viene coinvolto direttamente sotto il profilo dell’impegno economico: i problemi ci sono.

Quali sono le cifre dell’impegno della Regione Emilia Romagna per la sua enoteca?
Un milione di euro. Un impegno stabile in questi ultimi anni. Però, ricordiamoci che per avere questi soldi se ne devono trovare altrettanti dai privati per poter poi fare le cose davvero. Queste sono le regole del gioco!

Adesso lei è diventato consigliere della nuova Enoteca d’Italia. Vuole raccontarci la dinamica che è dietro a questa carica?
In maniera molto semplice. Nel senso che l’idea è nata all’interno del ministero delle Politiche Agricole in cui si sentiva la esigenza di un organismo super partes che coordinasse le attività delle varie regioni. Io sono arrivato alla direzione dell’Enoteca Regionale quando questo processo era già in dirittura d’arrivo, ho contribuito alla fase progettuale e credo abbia giocato favorevolmente l’esperienza che avevo maturato in tanti anni in tema di promozione.

L’uomo giusto al posto giusto?
Più che altro c’è da considerare che sono poche le regioni che possono vantare un’enoteca regionale con una storia vecchia 34 anni. Dovevamo per forza avere voce in capitolo.

Vorrei, con il suo aiuto, fare un po’ di chiarezza a proposito della realtà dell’Enoteca d’Italia. E’ nata prima la polemica o l’Ente? E’ nata in Piemonte o a Roma?
L’Enoteca d’Italia è nata nel 2003. Prima non esisteva; prima c’era solo la polemica a cui lei si riferisce. L’Enoteca d’Italia con presidente Garrone in Piemonte (che generò qualche problema di competenze con l’Enoteca Italiana di Siena) non c’entra nulla con l’attuale Enoteca d’Italia.

Cerchiamo allora di essere chiari …
L’atto costitutivo di Enoteca d’Italia è dell’inizio del 2003. Però i tre membri del consiglio di nomina della conferenza dei presidenti delle regioni sono stati eletti solo a settembre dello scorso anno.

E gli altri?
Gli altri tre, più il presidente, sono di nomina ministeriale e furono nominati subito. Siamo quindi ad un anno dalla piena definizione della struttura.

Buonitalia è la mamma di Enoteca d’Italia?
Buonitalia è la Società per azioni proprietaria di Enoteca d’Italia. C’è un decreto ministeriale che affida alle due realtà il ruolo di promozione dei nostri prodotti tipici. Enoteca d’Italia si occupa, ovviamente, del vino.

In Via del Tritone a Roma, sede del nuovo ente, chi si siede?
Pier Domenico Garrone che è il presidente. I tre nominati dal ministero: l’onorevole Paola Cavigliasso, ex sottosegretario del primo governo Berlusconi, piemontese; Aldo Di Biagio, dello staff del ministro, esperto di relazioni internazionali; Luca Vettor, consigliere comunale di Treviso della Lega Nord. E i tre nominati dalla Conferenza delle Regioni: il sottoscritto; Sebastiano Di Bella della Regione Sicilia e Franco Di Chio della Regione Puglia. Questo è il consiglio di amministrazione.

Possiamo dire che state andando verso una maggiore chiarezza dei ruoli tra gli enti?
Certo che i nomi scelti fin qui non hanno aiutato. Stiamo lavorando a livello di comunicazione proprio per definire le differenze tra questi in tema di identificazione del soggetto. Comunque appena partiranno i progetti di Enoteca d’Italia tutto sarà finalmente più chiaro.

Per adempiere al vostro compito avrete un budget…
Sì. Al 50% di derivazione ministeriale e l’altra metà a carico della Conferenza delle Regioni.

Di quanti soldi parliamo?
Di venti milioni di euro per un triennio.

Un anno è già passato.
Già. Ma sono soldi sulla carta. Fino ad oggi ne abbiamo visti abbastanza pochi. Comunque la nostra operazione di “enotutoraggio”, operazione di realizzazione delle enoteche regionali nelle varie regioni dove ancora non esistono e di riqualificazione di quelle che invece sono già presenti sul territorio, è appena stata annunciata alla stampa. Per creare una rete veramente operativa serve tempo. Anche la Gran Carta dei Vini, l’altro nostro grande progetto, è in via di definizione.

Speriamo che vada meglio della vostra iniziativa in occasione dei campionati europei di calcio.
Beh! Lì siamo stati decisamente sfortunati!

Ho come l’impressione che Enoteca d’Italia, nata per promuovere il vino italiano, sia ancora alla fase in cui si trova a promuovere sé stessa.
E’ un passaggio obbligato. Stiamo pagando lo scotto di tutte le nuove strutture. All’inizio di ogni nuova operazione ci si deve muovere con fatti concreti. L’anno che è già trascorso può avere indotto qualcuno a pensare che siamo ancora a livello delle chiacchiere, ma il fatto che per nominare tre componenti del consiglio siano occorsi otto mesi la dice lunga su certi meccanismi centralizzati. In tema di promozione il nostro sito internet è molto chiaro.

Guardiamolo insieme…
Con piacere.

Pensavamo fosse molto facile ma, purtroppo, nella ricerca siamo finiti su siti omonimi. Insomma: almeno nella rete telematica, la confusione continua.