Siamo tutti nella tela del vino:
il marketing a rete per il mercato vitivinicolo
di Orazio Latini - Giugno 2003
Negli ultimi anni le aziende hanno progressivamente messo
a fuoco un concetto allargato di marketing e di comunicazione in cui
la pubblicità non fa più da sola la parte del leone anzi,
in molti casi, la pubblicità classica non è nemmeno presente.
Sono cresciute le attività promozionali e di pubbliche relazioni,
è cresciuto il marketing diretto, si sono sviluppate, anche nelle
realtà più piccole, le applicazioni legate all’informatica.
In più tutti gli operatori economici, e quindi anche quelli del
mondo del vino, sono stati spinti a ottimizzare in maniera più
stretta il loro rapporto costi/benefici, e hanno compreso sempre meglio
come potersi servire con efficacia di strumenti di comunicazione diversi
dalla pubblicità classica.
Strumenti semplici, flessibili, misurabili: in una parola, strumenti
controllabili. Parallelamente al cambiamento delle aziende è
cambiato il mercato. Anzi, più che di cambiamento si può
parlare di rivoluzione copernicana. Da prodotto tradizionale, antiquato,
indifferenziato, quasi dannoso, il vino è oggi diventato trendy,
culturalmente ricco e addirittura benefico per la salute; si pensi soltanto
al cosiddetto “paradosso francese” e ai fiumi di inchiostro
che ha fatto versare. Inoltre, il vino è riuscito a legarsi ad
alcuni potentissimi vettori che ne hanno accelerato l’affermazione
a tutti i livelli: la valorizzazione della territorialità, ad
esempio, e la conseguente promozione del turismo.
Tutto ciò pone oggi le basi per parlare in modo nuovo anche di
marketing e di comunicazione del vino.
Una comunicazione che assume sempre più le caratteristiche di
un’autentica rete di microcomunicazioni, che usa strumenti consuetudinari
unendoli a strumenti innovativi, e che impone agli operatori una nuova
consapevolezza di progettazione e di governo della complessità.
E che richiede, ora più che mai, di mettere in campo risorse
che non siano più solo quelle economiche ma anche quelle, più
qualitative, del tempo di relazione, della conoscenza in senso lato
e di una genuina, contagiosa passione per i rapporti personali.
Comunicare il vino, come bere il vino, riesce molto meglio se si apprezza
la socialità e lo stare con gli altri. La metafora della rete
permette di affrontare in maniera nuova e illuminante le problematiche,
passate e presenti, che si riferiscono alla comunicazione e al marketing
del vino.
Il tema delle reti è oggi considerato uno dei pilastri su cui
inevitabilmente si baserà lo sviluppo dei sistemi economici
nei prossimi decenni. Le reti sono qualcosa di talmente potente e pregnante
da essere sempre esistite, ma oggi il ruolo di queste strutture e di
questi modelli di comportamento è indubbiamente aumentato. Capirne
il funzionamento, scovarne i segreti e i punti deboli, comprenderne
l’intreccio, costituisce quindi una vera e propria avventura intellettuale,
resa in questo caso ancora più affascinante dalla “contaminazione”
con il mondo del vino.
Di rete e marketing a rete hanno trattato il 9 giugno, presso l’Enoteca
Regionale dell’Emilia Romagna di Dozza, Piero Valdiserra (Direttore
Marketing Rinaldi Wine), Gelasio Gaetani Lovatelli d’Aragona (International
Wine Academy di Roma), Stefano Soglia (specialista di marketing turistico
e di sviluppo territoriale) e Tiziana Frescobaldi (che ha portato la
testimonianza della storica casa vinicola toscana). L’incontro
è stato coordinato dal nostro direttore Andrea Dal Cero.