A Torino forse stavo poco bene

di Clementina Palese

Una sensazione di “sperdimento” haaggredito coloro i quali domenica 14 novembre sono arrivati al Lingotto di Torino dove si apriva la quarta edizione del Salone del Vino.
Atmosfera rarefatta, silenzio, padiglioni dimezzati e spazi dilatati tra uno stand e l’altro. Negli sguardi dei pochi colleghi arrivati domenica mattina, con il passare delle ore lo sbigottimento dovuto all’atmosfera da day after ha lasciato man mano spazio a una ilarità un po’ demente, forse conseguenza dello choc…
Insomma, nonostante con l’edizione 2003 il Salone del Vino avesse trovato tra le fiere del vino in Italia il suo spazio peculiare, connotandosi come un salone per le piccole aziende a cui oltre allo spazio fieristico era stato in grado di dare anche un supporto commerciale reale, quest’anno: la debacle. Debacle totale, se si escludono gli incontri mirati organizzati tra buyer e aziende che, a sentire queste ultime, sono andati molto bene. Eppure gli organizzatori avevano avuto buone idee, cavalcando la necessità (o moda secondo alcuni) di dedicare più spazio ai vitigni autoctoni italiani, che grande e diversificato ruolo hanno e potranno avere nel futuro della vitienologia del Paese.
E così una grande degustazione aperta al pubblico, andata bene, con 500 etichette di 250 aziende che utilizzano oltre 100 diversi vitigni autoctoni e circa 13 mila presenze. E poi un Forum nazionale dedicato ai vitigni autoctoni, che nell’idea iniziale doveva essere un momento di sintesi di quanto acquisito e discusso dai vari operatori/osservatori nel corso delle diverse edizioni di Vinum Loci (la manifestazione di GoriziaFiere si occupa di questo tema) e del Comitato omonimo che da 4 anni sta fattivamente lavorando sui diversi aspetti relativi a ricerca, conoscenza, custodia, moltiplicazione, nonché alla comunicazione dei vitigni autoctoni.
Buone le intenzioni e forti le aspettative, ma il Forum non ha dato alcun contributo al dibattito né prodotto progetti concreti. Ma forse ero io che non stavo bene. Durante il Forum un crescente disagio si è impossessato di me. Non riuscivo a capire bene cosa volessero dire tutte quelle parole del sottosegretario al ministero per le politiche agricole e forestali Teresio Delfino, dell’assessore all’agricoltura della Regione Piemonte, Ugo Cavallera. Mi è parso di peggiorare nel corso dell’intervento del presidente di Enoteca d’Italia, Pier Domenico Garrone. Quando i connotati dei relatori hanno cominciato ad apparirmi distorti, ho distolto un po’ spaventata lo sguardo dal palco e con mia sorpresa il pubblico mi appariva normale. Certo, le facce di alcuni avevano un’espressione che percepivo simile alla mia, come di qualcuno che si sente preso in giro e non si capacita della sfacciataggine altrui. Sentivo di aver ormai perso i contatti con la realtà, quando un collega mi ha scosso sussurrandomi una battuta sarcastica sulla distanza tra quel palco, quelle parole e noi e le nostre percezioni.
E così il Forum non è riuscito a “scippare” la centralità nel dibattito sugli autoctoni a GoriziaFiere, presente al tavolo dei relatori con Maurizio Tripani, direttore di quell’Ente e presidente del Comitato Vinum Loci, di cui però non c’era proprio nessuno. In ogni caso in futuro, nell’edizione 2005 e poi ogni due anni da 2007 in poi (in alternanza con il Salone del Gusto) il Salone del Vino sarà centrato sui vitigni autoctoni e sui vini da loro
derivati. Così è stato annunciato in una conferenza stampa congiunta tra Promotor International, la Spa organizzatrice del Salone, e la Regione Piemonte che è entrata nella proprietà al 50%. Tornando al crollo del numero degli espositori, cosa è successo? Promotor International l’attribuisce allo stato di crisi del settore e alla concorrenza del MiWine che si è sommata quest’anno a quella del Vinitaly. Tre fiere in un anno hanno senz’altro drenato risorse alle aziende private e alle istituzioni pubbliche, ma l’assenza di queste ultime (Regioni in testa) era eclatante! Avrebbero potuto ridurre drasticamente le superfici e invece hanno disertato completamente.
A un certo punto mi è venuto in mente che si poteva trattare di un vero e proprio boicottaggio, di un disegno preordinato dall’alto per concentrare manifestazioni ed eventi promozionali legati al vino… Ma quando l’ho pensato mi sentivo poco bene.