Vino sexy per i più
giovani? di Pier Luigi Nanni- Giugno 2003
Sul “Wall Street
Journal” dei giorni scorsi è riportato
un interessante
articolo sulle strategie attuate dai produttori di vino americani per
avvicinare un pubblico più giovane. Per conquistare i consumatori
sotto i 35 anni, i viticoltori stanno prendendo spunto dalle case produttrici
di birra e liquori, usando quel tipo di pubblicità sexy e legata
allo stile di vita che ha reso la Bud Light (birra) e la Smirnoff Ice
(vodka) prodotti di moda tra ventenni e trentenni. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna il consumo di vino nell’ultimo decennio è letteralmente esploso, ma la crescita è guidata principalmente da un segmento della generazione del baby-boom, i quarantenni. Nel prossimo decennio circa 70 milioni di americani raggiungeranno l’età legale per bere alcolici e i viticoltori vogliono assicurarsi questi nuovi consumatori. Ci sono dei rischi in questa strategia, perché nessuno sa come i consumatori abituali di vino reagiranno a questo tipo di marketing. Il vino ha una tale immagine di consapevolezza, status, ricchezza e buon gusto… Potrà resistere a confezioni e nomi tanto aggressivi? Alcuni tentativi di raggiungere bevitori più giovani sono falliti: la Hardy wine ha prodotto una linea di “Wicked wines” (vini peccaminosi), imbottigliati in quattro versioni: Lussuria, Avidità, Invidia e Flirt. Appena usciti, in Australia, hanno venduto bene, ma finita la novità le vendite sono crollate e la Hardy ne ha cessato la produzione, senza mai iniziare a esportare verso la Gran Bretagna, come inizialmente aveva pensato. Ma il settore ha urgente bisogno di espandere il mercato. Anche se negli Usa negli ultimi 30 anni il consumo di vino è aumentato del 100%, questo resta fortemente dominato dagli over 35.
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