L’Alicante, vino minore ma...


La Sicilia è balzata prepotentemente ai primissimi posti nella graduatoria delle preferenze enologiche. E’ giusto dedicarle un poco di attenzione par-tendo da un vitigno ai più sconosciuto: l’Alicante.
Proveniente dalla omonima città spagnola che si affaccia sulla Costa Bianca, fu probabilmente portato in Sicilia al seguito di uno dei numerosi viceré che si avvicendarono alla guida del Regno delle Due Sicilie. Si è diffuso successivamente in molte regioni d’Italia e viene indicato anche come Grenache Nero, Uva di Spagna, Tinta e Aragonese nell’Italia del Nord o conosciuto in Sardegna con il nome di Cannonau. La sua versatilità gli permette di suddividersi nelle varietà Bianco, Grigio, Rosato e Nero. Quest’ultima è presente in Sicilia (non riconosciuto ed autorizzato nell’Albo dei Vigneti della Sicilia) oramai in non più di un centinaio di ettari e dà origine ad un vino alcolico e con poca acidità che viene utilizzato in buona parte come taglio o rinforzo per altri vini. La sua foglia è trilobata; il grappolo è grande, alato e spargolo. L’Alicante matura molto precocemente, per cui viene preferibilmente coltivato nelle zone più fresche e ventilate alle falde dell’Etna. Si presenta nel bicchiere con un bel colore rosso rubino intenso che può tendere all’aranciato se destinato all’invecchiamento. Il profumo è intenso e caratteristico e ricorda sentori di frutti di sottobosco destinati alle confetture e profumi di erba tagliata.
Trova il suo migliore abbinamento con primi piatti sostanziosi tipici della zona e con grigliate di carni bianche e rosse. Se invecchiato si accompagna bene ad arrosti di cinghiale o altra selvaggina di grossa taglia e con pecorini duri stagionati . La temperatura ottimale di servizio è intorno ai 13 gradi.


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