Crapule e feste natalizie
Le feste di Natale e di fine anno si avvicinano
e siamo prossimi ai famosi pranzi e cene che molti di noi sono soliti
fare in compagnia di parenti e amici. Vorrei rammentare a tutti di non
esagerare con le quantità, con i miscugli di bevande o con vini
serviti nell’ordine sbagliato. Buona regola è abbinare i
prodotti del territorio con i vini autoctoni.
In Emilia Romagna e un poco in tutta la pianura padana il pranzo di Natale
inizia con antipasti a base di salumi e sottaceti. Un buon Pignoletto
frizzante o un Ortrugo spumante a giusta temperatura sono un ottimo viatico.
Col brodo e relativi tortellini, cappelletti, agnolotti e passatelli ci
sta benissimo un Lambrusco di Sorbara e anche un Castelvetro. Il cappone
che ha contribuito a fare il brodo per il primo piatto lo possiamo gustare
con una Barbera di Montebudello o con una Bonarda piacentina. Il classico
carrello dei bolliti, arricchito da salsa verde o mostarda più
o meno piccante, ben si sposa con un Lambrusco di Castelvetro. Certosino,
Panspeziale, Panpepato e Panone si esaltano con un Arrocco Albana
Passito di Marzieno. E’ importante ricordare che frizzanti e spumanti
secchi non si devono servire con dolci e pasticceria, pandori e panettoni.
Questi desserts amano vini decisamente abboccati come l’Albana Spumante
Passito o la Malvasia Dolce piacentina.
Il cenone di San Silvestro è da sempre una esclusiva femminile.
Lasciamoci guidare dalle signore e staremo benissimo! La cosa più
importante è non avere fretta di mettere i piedi sotto alla tavola:
si può iniziare a orari levantini per concludere anche dopo il
brindisi di mezzanotte. I piatti a base di pesce sono dominanti: l‘ideale
sarebbe poter pasteggiare dall’inizio alla fine con spumanti e champagnes.
In alternativa, antipasti freddi o caldi e primi con salmone e crostacei
richiedono un Sauvignon dei Colli Bolognesi o Piacentini: profumati, aromatici
e di buona struttura. Il tradizionale capitone e l’anguilla fritta
o al tegame si completano con Fortana del Bosco Eliceo. Non eccedere con
vini troppo impegnativi e non cadere nella spirale dei liquori dolci,
delle grappe fantasia e delle vodke improbabili è fondamentale
e ci permetterà di passare dopo cena a vini importanti da meditazione,
che avremo l’accortezza di stappare per tempo, e a liquori particolari
e gradevoli per chiudere in bellezza. Per i gourmets più esigenti
consigliamo come chiusura e coadiuvante nella digestione un buon Cohiba
di medio calibro, un sigaro dominicano morbido e di gusto abboccato o
un Pedroni aromatizzato all’anice.
www.accademiasommeliers.it
|