Il Moscato delle Langhe piemontesi

Si contano quasi sessanta tipologie di Moscato presenti nel grande patrimonio vitivinicolo italiano, anche se di solito lo si identifica con una regione ben determinata: il Piemonte. Ciò succede perchè nell’immaginario collettivo si associa il concetto di festa, brindisi e buona compagnia con una ben precisa tipologia di prodotto. Il Piemonte annovera nel suo territorio le Langhe, porzione collinare delimitata dai fiumi Tanaro e Bormida che comprende una delle località più conosciute per le sue uve pregiate: Canelli. Ottenuto secondo il Metodo Martinotti con una sola fermentazione benchè frazionata in due riprese da uve Moscato Bianco, il vino si presenta con un bel colore giallo molto intenso, lucente brillantezza e perlage fine, numeroso e persistente. All’olfatto evidenzia il profumo tipico dell’uva e del vitigno: un sentore fruttato dolce, fine, intenso e persistente con delicate note floreali. Bevendolo si riscontra una buona freschezza e una media struttura, discreta morbidezza, buona armonia e soprattutto grande tipicità. La gradazione alcolica minima richiesta è di 11 gradi. Si produce anche nella tipologia Spumante, sempre seguendo le indicazioni dell’enologo Martinotti. Ottimo da fine pasto ma adatto anche a concludere le serate, si accompagna volentieri, al contrario dello champagne, con dolci da forno, panettone classico, crostata di frutta, pasticceria secca raffinata, sabbiosa con mascarpone.
Il professor Piccinardi segnala nel suo Dizionario dei Vini Italiani una variante denominata Moscato Secco, prodotta sempre nelle stesse colline langarole e ottenuta da uve scelte ed immediatamente diraspate, eccellente come aperitivo se servito molto fresco.

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