Stavolta resterò a casa
Sono passati dieci anni da quando il neonato Movimento del Turismo del
Vino mise a punto questa iniziativa con lo scopo di far conoscere ad un
pubblico più vasto aziende, prodotti e territori. Dieci anni fa
il mio spirito di visitatore era simile a quello di un fortunato pioniere
che poteva condividere con amici e colleghi esperienze e degustazioni
traendone soddisfazione e riflessioni preziose per la professione.
A distanza di anni capita però
di trovare ancora situazioni nelle quali vini sicuramente importanti vengono
serviti in bicchieri di plastica. E’ molto difficile, se non impossibile,
trarre sensazioni ed impressioni da un tale genere di degustazione. Se
non si ha la fortuna di conoscere qualcuno dell’azienda o di non
aver (giustamente) prenotato per assaggiare le tipologie offerte ai visitatori,
può capitare di trovarsi circondati da persone, a volte decine
e decine, che nulla hanno a che fare con lo scopo e lo spirito di Cantine
Aperte: se tutto va bene costoro stanno semplicemente cercando un
modo diverso per passare una giornata all’aria aperta. Se tutto
va male ci si può ritrovare mescolati a bande di desperados
il cui unico scopo è bere e mangiare gratis e possibilmente portare
via anche un ricordino della visita, magari senza chiedere ai legittimi
proprietari. Immaginatevi con quale voglia si possa pensare , in simili
frangenti, di individuare sfumature e profumi di un vino e fare comparazioni
con l’enologo o con i vostri compagni enoturisti. L’imbarazzo
può crescere se succede di incontrare nei giorni successivi qualche
produttore che a bruciapelo vi chiede come mai non siete passati a trovarlo.
Pur cercando di pensare positivo devo sinceramente ammettere
che non riesco a trovare grandi stimoli per imbastire una bozza di giringiro
enoico per la prossima edizione della rassegna: forse questa volta
il sommelier resterà a casa.
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