
Una settimana di ricerche a cavallo di ferragosto
di Manuela Magli
Forse lidea non è stata delle
più felici, lo ammetto, ma quella settimana buca in pieno agosto ho
deciso di impiegarla per conoscere meglio lAbruzzo, la sua cucina
e i suoi vini. A casa si moriva di caldo; il sonno era diventato un
lungo dormiveglia; le piscine straripavano di gente: è stato facile
convincere mio marito a partire. Ho messo nel borsone la Guida del
turismo del vino in Italia e via. La storia ha poi dimostrato che
non è stata una buona idea. Partenza intelligentissima di lunedì.
Autostrada percorsa a busso. In tre ore eravamo a Roseto degli Abruzzi.
Non voglio tediare chi legge con tutte le storielle tragicomiche che
ci sono capitate, ma mi sembra giusto ribadire che dopo due giorni,
per riposarci decentemente, siamo finiti un un motel ad unuscita
dellautostrada. Ci si stava anche bene. Anche la compagnia era
divertente e varia: facevamo colazione assieme alle pornostars di
"Erotica 98" che avevano fatto base lì anche loro.
In spiaggia siamo finiti in un bagno che si chiama Lido Haiti. Ci
servivano Soave fresco e stuzzichini: anche con lo scontrino fiscale
si pagava veramente pochissimo. E stato al Lido Haiti che abbiamo
trovato il "Frank Zappa Memorial Barbecue": io ero divertita,
lui quasi commosso. Ci siamo sentiti più giovani di una generazione
in mezzo a ragazzini troppo dolci per essere veri che si avviavano
a gruppi verso il mare, chitarre a tracolla, nella notte di San Lorenzo.
Il giorno seguente, gita nellinterno. Era nostra intenzione
pranzare in qualche paesino di collina, ma abbiamo percorso 150 chilometri
di tornanti infuocati senza trovare neanche un caffé. Ceniamo a Silvi
Marina. Ci portano degli ottimi bucatini, olive allascolana,
arrosticini con pane e olio, una buona crostata di frutta. Lunico
vino bianco, fresco, è un Trebbiano del Rubicone, gradevole ma troppo
corto al palato. Daltra parte anche il conto, nonostante il
locale fosse carino, il servizio buono e la cucina accattivante, si
rivela altrettanto corto. Vorrei anche parlare, sembrerà strano, di
un bar. E nella piazzetta della stazione di Roseto, a destra
per chi arriva in auto. Ci siamo arrivati cotti dalla spiaggia e abbiamo
chiesto due calici. Ci hanno servito, sotto una fresca tettoia, due
ottavini di Bianco di Custoza accompagnati da olive nere, stecchini
con pere e formaggio, crostini con tonno e melanzane sottolio,
fettine di salame e scaglie di formaggio stagionato. Abbiamo rinunciato
allidea del pranzo e siamo rimasti lì fino a metà pomeriggio
bevendoci quasi una bottiglia. Dopo un paio di giorni a Torano Nuovo,
un po più a nord, comincia la Sagra del Montepulciano dAbruzzo:
non possiamo mancare. Troviamo sistemazione in unazienda vinicola
che fa anche agriturismo subito fuori del paese: questa volta il posto
è dignitoso. Il paese è in festa. Per le strade, ovunque, stands gastronomici
e di marche di birra. I produttori di vino presenti sono tre o quattro.
Mangiamo praticamente qualsiasi cosa ci venga proposta o su cui riusciamo
a mettere le mani girellando qua e là. Beviamo nellordine: una
Tuborg familiare, due Becks piccole, acqua minerale liscia e gassata,
assaggiamo la gassosa. Ci sediamo per mangiare le pappardelle col
tartufo e chiediamo una bottiglia di Trebbiano dAbruzzo. E
imbevibile. Ce la cambiano con unaltra ancora più orribile.
Ci rassegniamo e torniamo alla Tuborg. Chiediamo di assaggiare il
vino in due stands di produttori, ma nel primo ci rispondono che non
è possibile effettuare degustazioni, nel secondo (sic!) che non aprono
bottiglie. Il Montepulciano dAbruzzo lo troviamo al bancone
di quella che, per una notte, è la nostra padrona di casa. Ce lo avevano
versato in un unico bicchierino di carta bastevole per due persone,
ma la signora accorre gentile in nostro aiuto, estrae con mossa da
prestidigitatore due calici da degustazione, e ci fa assaggiare ben
tre annate diverse. Il gesto del riscatto!
Il giorno dopo siamo sdraiati sui soliti lettini a Rimini. Lunedì
si va allElba. Lui mi guarda sempre più perplesso. Chissà
come andrà a finire.
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Viaggiando alla ricerca dellolio extravergine
doliva Dop parliamo anche dei vini, dei cibi e dei luoghi dellAprutino
Pescarese
di Manuela Magli
Spoltore, provincia di Pescara, venerdì
4 giugno. Abbiamo fatto base allHotel Montinope, ospiti del
Consorzio di Tutela dellOlio extravergine di oliva Aprutino
Pescarese Dop, per conoscere da vicino la produzione di olio doliva
extravergine della zona, ma di sicuro non ci lasceremo sfuggire nulla
dei prodotti di questa terra: questa è infatti loccasione che
aspettavamo per assaggiare con comodo e direttamente in azienda il
Montepulciano, il Trebbiano ed il Cerasuolo dAbruzzo. Il mare
è duecento metri più sotto e cinque chilometri più in là, verso ovest.
Olivi, magnolie, ligustro, pitosforo intorno a noi; anche molte canne
lacustri segnalano la presenza di laghetti e maceri. Partiamo in corriera
nel primo pomeriggio e a valle, per la via che ci porta a Moscufo,
il panorama cambia decisamente: coltivazioni intensive al piano sulla
sinistra della strada e per lo più vigneti sulle collinette a destra.
Lacacia, sempre infestante, non perdona nemmeno queste lande.
Gli olivi sono in fiore in questi giorni caldi ma fortunatamente ventilati;
nella sola provincia di Pescara ce ne sono quasi due milioni. Il direttore
del consorzio, Tiziano De Leonardis, ci spiega che lallegagione
ha da queste parti una riuscita che varia dal 2 al 3 per cento. Veniamo
a sapere che i trattamenti necessari per la coltivazione dellolivo
sono pochi e gli attacchi della tremenda mosca olearia sono rari in
questa regione. La caratteristica macchia ovale giallastra con un
punto nero al centro (occhio di pavone) riguarda solo la foglia e
non compromette la riuscita del raccolto. Pasquale Lupone, presidente
del consorzio, ci parla delle rese e del giro daffari. Una pianta
dolivo in produzione può dare dai 20 ai 150 chilogrammi di olive
a seconda delletà, dellannata e della salute dellalbero
stesso. La resa in olio è di un chilo per 5,5 chili di olive per la
varietà Dritta che è largamente la più coltivata. Potrete sentirne
parlare come loretese, moscufese o pennese nei differenti paesi allintorno
ma sarà sempre lei, con le sue caratteristiche di buona e costante
produttività e resistenza alle malattie, ad accompagnarvi lungo gli
scoscesi pendii di queste colline. Gli impianti di trasformazione
in zona sono 150; il fatturato complessivo stimato si aggira intorno
ai 100 miliardi. Arriviamo allazienda La Torre. Il palazzo è
costruito sulle fondamenta di una torre davvistamento del Cinquecento.
Il proprietario è Ettore del Rosario, vicedirettore del consorzio.
Assaggiamo il suo olio trovandolo molto profumato (fieno, solanacee,
colore verde) e di retrogusto molto amaro. Il pane pesante ma soffice
che laccompagna è fatto in casa, il formaggio appena fatto,
i pomodorini a ciliegia deliziosi. De Leonardis ci esorta, annusata
laria che tira tra noi degustatori di vino, a mantenere un profilo
appropriato e diverso nei confronti dellolio e a non esagerare
con il lessico: fruttato va bene, anche amaro si può dire.... Linvito
a non strafare con le parole è implicito. Pochi chilometri verso linterno
in direzione di Pianella e ci troviamo negli oliveti di Giovanni Chiarieri.
Produce un olio rotondo e fruttato che esporta anche in Olanda, Canada
e Stati Uniti. In vigna anche i nuovi impianti, come quelli più vecchi,
sono a pergolato. A Cerasuolo, Trebbiano e Montepulciano si aggiunge
lo spumante; Chiarieri è stato infatti il primo spumantista della
provincia di Pescara. Nell88 ha rinnovato la cantina ed il suo
Vinum Hannibal95 è prodotto e invecchiato con moderna tecnologia,
ma frutto di un pensiero antico. Tornando verso Spoltore ci fermiamo
alla Fattoria La Valentina. Il titolare, Sabatino Di Properzio, viene
dal petrolio ma da come guarda la sua terra si capisce che non ci
tornerà. Produce 250.000 bottiglie tutte a Doc, tra cui un rosato
ottenuto per salasso dal Montepulciano, un Trebbiano profumato e addirittura
fragrante e un Montepulciano passato per breve tempo in legno dal
corpo deciso, intenso e di grande persistenza. Ceniamo a Pescara alla
Taverna 58, poco distante dalla casa natale di DAnnunzio: degni
desser ricordati il prosciutto di Torano, la pecora al tegame
e il ratafià dellAlto Tirino che ci viene servito freddo con
la cassata di pan rozzo.
La mattina seguente partiamo alla volta di Rosciano, dove visitiamo
loleificio Ranieri, e proseguiamo verso sud-ovest fino a Tocco
da Casauria, il paese del Centerbe. Proprio davanti a Palazzo Toro
si arrampica una stradina che sale nel cuore del paese vecchio e qui,
in una antica cantina recentemente restaurata, assaggiamo i vini di
Filomusi Guelfi.
La giornata è caldissima e laria condizionata della corriera
ci stronca la voce mentre il gruppo della Maiella ci sfila sulla destra
tornando in direzione del mare che, mi accorgo solamente adesso, abbiamo
perso di vista questa mattina. Facciamo tappa sotto la pergola di
un agriturismo per un antipasto sempre di pane, olio, olive e Cerasuolo
e poi ancora tutti a bordo, intorno a queste valli sempre uguali ma
continuamente diverse a secondo del punto da dove le si guarda. Arriviamo,
nei pressi di Bolognano, alla cantina di Ciccio Zaccagnini dove è
stata preparata per il nostro gruppo una colazione davvero ricca:
oltre ai prodotti tradizionali pescaresi ci vengono offerti crostacei,
molluschi e pesce freschissimo che gustiamo bevendo Ibisco Bianco
(Riesling Renano del 98) ed uno Chardonnay delle colline di
Bolognano del 97 rimasto un anno in barrique e maturato ancora
in bottiglia che, con la sua eleganza, ci rimane gratamente nel cuore.
Nel pomeriggio torniamo a Pescara ed abbiamo loccasione di visitare
il Museo delle Genti dAbruzzo che ha sede nella vecchia caserma
settecentesca costruita sulle fondamenta della fortezza una volta
adibita a bagno penale del Regno delle Due Sicilie. Qui, tra esecuzioni
capitali e stenti, trovarono la morte moltissimi detenuti politici
del nostro Risorgimento tra cui i compagni di Luigi Settembrini e
di Carlo Pisacane. Poco distante dal museo, in Piazza Garibaldi, viene
per noi il momento della dolcezza. Non mancate, se passate da queste
parti, di fare un salto alla Pasticceria Caprice: ci ho gustato il
dolce di cioccolata forse più buono della mia vita!
Un paio dore in albergo per rinfrescarsi e nuovamente in viaggio
per la cena alla volta di Civitella Casanova, alle pendici del Gran
Sasso. Anche sotto i tavoli del ristorante La Bandiera invito chi
legge a fermare i suoi passi; ricchissimi e divertenti gli antipasti,
una menzione per le pappardelle al sugo di papera, buono il cosciotto
dagnello alle erbe aromatiche reso certamente migliore da una
riserva 95 di Montepulciano dAbruzzo "Inferi"
dellazienda Marramiero. La riserva 94 dello stesso vino,
forse non in preventivo nel menù, lho gustata con il dessert
grazie allattenzione e alla complicità di un sommelier eccezionale:
Francesco Di Cintio.
Le prime ore della mattinata di domenica sono dedicate agli oleifici.
Visitiamo loleificio cooperativo SCAL e quello della Cooperativa
dei Contadini Pennesi. Anche qui ci viene illustrato il ciclo della
molitura, dello stoccaggio e della confezione. Visitiamo brevemente
lagriturismo Le Magnolie e lazienda Ai Calanchi assaggiando
lolio aprutino e trovandolo in linea per qualità e sapore con
quelli dei giorni precedenti. A Castello Chiola, proprio sul cucuzzolo
più alto di Loreto Aprutino, arriva al termine del pranzo il momento
dei saluti. Luciano Pollastri, il dirigente dellARSA che ci
ha accompagnati durante queste intense giornate pescaresi assieme
a molti produttori dolio e di vino e ai vertici del Consorzio
Aprutino Pescarese, ci lascia chiaramente intendere che qualcosa di
importante sta avvenendo nel periodo in questa terra: pubblico e privato
stanno correndo assieme in una gara basata sulla qualità del prodotto
ed impostata sulla promozione dellimmagine del territorio nella
sua interezza.
La voglia di affermarsi è evidente in queste persone che così tanto
si stanno impegnando nella riqualificazione della loro agricoltura.
Il loro successo sarà più che meritato. |