I vini e la gastronomia del Ferrarese Abbiamo approfittato della rassegna dei "Vini delle Sabbie" per scorrazzare impuniti nelle tradizioni della tavola ferrarese. Vini, tortelli, anguille, salama da sugo e altre delizie locali di Andrea Dal Cero - Con la fattiva collaborazione sul campo di Umberto Faedi Si è svolta a
Voghiera, in provincia di Ferrara, la prima Rassegna
Internazionale dei "Vini delle Sabbie". Tra
sabato 13 e domenica 14 maggio i vini prodotti dalle uve
che crescono sulle sabbie dei litorali e dei terreni
alluvionali sono stati al centro dellinteresse di
operatori, giornalisti e curiosi. La rassegna è stata
organizzata dal Consorzio di Tutela dei Vini del Bosco
Eliceo di Ferrara in collaborazione con lEnoteca
Regionale dellEmilia Romagna, la Camere di
Commercio di Ferrara e Ravenna, il consorzio "Ferrara
a Tavola" e la locale Cassa di Risparmio. Nel parco
della Reggia di Belriguardo, definita un tempo la Delizia
degli Estensi, sono state esposte e
messe in degustazione bottiglie di questa tipologia di
vini provenienti dal delta del Po, dalla zona di Cervia,
dalle coste della Sardegna, da quelle della Camargue,
nonché da arenili interni e lontani dal mare come quelli
di Arcole e San Bonifacio in Veneto, di Gragnano in
Capania, del Chianti Senese e di Charrere in Valle dAosta.
In agronomia si definisce "sabbioso" un suolo
che ha tessitura composta in prevalenza da particelle con
diametro maggiore di 0,2 millimetri. I "Vini delle
Sabbie" sono particolari vini coltivati su terreni
sabbiosi di zone litoranee, in prossimità dei delta dei
grandi fiumi o in terreni di pianura su sedimenti
alluvionali sabbiosi e risultano molto sapidi a motivo
del loro caratteristico sentore salmastro. La Tavola
ronda che ha caratterizzato la rassegna ha avuto come
tema: "I vini delle Sabbie
prodotti nel mondo: unidentità e una qualità da (ri)scoprire".
Allincontro hanno tra gli altri partecipato Luigi
Cremona del Touring Club, il giornalista Inglese Brian
Jordan, il presidente del Consorzio di Tutela del Bosco
Eliceo Umberto Mattarelli e il giornalista Giorgio
Mistretta. Numerose e a volte discordanti le opinioni
espresse dagli intervenuti.
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| Anguilla al forno Piatto insolito e particolarmente laborioso considerato un tempo una vera leccornia. Languilla non deve essere di peso inferiore ad un chilogrammo. Lasciate languilla sotto sale per almeno quattro giorni e poi evisceratela, lavatela bene con acqua tiepida, quindi appendetela per la coda ad asciugare finché la pelle non diventi secca prima di aprirla lasciando la lisca. Preparate un battuto di pane, aglio, rosmarino e pepe e distribuitelo uniformemente allinterno dellanguilla. Per tenere ben chiuso il tutto aiutatevi legando il pesce con uno spago ed infilando rametti di rosmarino in opportuni fori che avrete avuto laccortezza di praticare in precedenza. Infornate a temperatura sufficiente perchè alla fine la pelle risulti croccante e servite il piatto accompagnandolo con polenta abbrustolita ai ferri. Abbinamento ottimale con un Fortana in anno. |
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| La coppia più bella del mondo La forma della Coppia
(la crocetta ferrarese) ci è stata tramandata nelle sue
caratteristiche dalla seconda metà del Cinquecento per
poter far bella mostra di sé sulle nostre tavole. |
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Salama da sugo: un mito! Le prime notizie riguardanti questa prelibatezza ferrarese risalgono al XV secolo. In una lettera del 15 febbraio 1481 Lorenzo il Magnifico ringrazia il duca Ercole I° dEste per avergli inviato una salama: "Io ringrazio la E.V. del salame, che si è degnata di mandarmi, che mi è graditissimo". Nella sua opera Memoria per la storia di Ferrara, Antonio Frizzi sostiene che i primi a produrre la salama da sugo siano stati i montanari, già esperti nellarte dellinsaccato, che raggiungevano la valle del Po in inverno provenienti da Trento, Morbegno e Bormio. Frizzi ha inoltre dedicato alla "salamina", come viene affettuosamente chiamata la salama da sugo dai ferraresi, il poemetto Salamoide, pubblicato a Venezia nel 1772. Nel suo Dizionario moderno delle parole che non si trovano nei dizionari comuni Alfredo Panzini così definisce la salama da sugo: "Farcito di fini carni suine con Marsala e droghe. Si cuoce con grande cura. Più è vecchia più è pregiata". Le tre frasi usate da Panzini ben riassumono le caratteristiche della preparazione della salama: laccuratezza nella scelta e nel dosaggio degli ingredienti, la cura dedicata allinvecchiamento e alla cottura. Da ogni maiale si può ottenere una sola salama, visto che linvolucro che contiene limpasto è la vescica. Il fegato e la lingua del maiale servono a formare il nucleo centrale, a cui si aggiungono la carne del collo e della gola. Il tutto viene tritato con molta cura, ben bagnato con vino rosso di Bosco (qualcuno ci aggiunge anche del Marsala e spesso si favoleggiano marinature nel brandy), chiodi di garofano, pepe e cannella. Dopo essere stato ben amalgamato, limpasto viene introdotto nella vescica, che viene poi legata con lo spago nella tipica ed elegante forma rinascimentale: una sfera a spicchi. Come si cucina Come operazione
preliminare la salama va messa a bagno in acqua tiepida
per una notte, onde ammorbidire le incrostazioni esterne,
che vanno poi delicatamente spazzolate. Deve quindi
essere immersa, meglio se avvolta in un pezzuola di tela
fine, in una pentola dacqua, ma senza farle toccare
il fondo: uno stecco di legno appoggiato ai bordi sosterrà
la salama col suo stesso spago. I puristi sostengono che
ancora meglio sarebbe se lo spago fosse corto e la salama
venisse cotta unicamente dal vapore entro la pentola
incoperchiata. Lacqua della pentola va fatta
bollire a fuoco lento per oltre quattro ore, rabboccando
quando è necessario, senza mai far perdere il bollore.
La vescica non deve spaccarsi: il suo sugo si sperderebbe
irrimediabilmente. |
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Le premiazioni di Bepi Casagrande |
English informations about the Salama da sugo and a recipe... HERE |
| I tortelli di zucca ferraresi Quando si parla di pasta ripiena ci si dovrebbe innanzitutto mettere daccordo sui nomi: capita di sentire usare indifferentemente i termini tortelli, tortelloni, tortellacci, cappellacci e altro ancora. Generalmente lo spessore della pasta che racchiude il ripieno è pressoché identico in tutti i casi ma, al variare delle dimensioni del tortello, deve variare anche la quantità del ripieno in esso racchiuso, cercando di mantenere una proporzione accettabile tra supporto e sapore. La sfoglina della foto è orgogliosamente alle prese con dei tortelloni freschi (quelli con cui di solito si riempiono generosamente i piatti). I tortelli di zucca ferraresi, sia detto chiaro e forte, non prevedono lamaretto tra gli ingredienti del ripieno: lo lasciano ai più occidentali Mantovani e Cremonesi. Due parole anche sul condimento. Nonostante che "burro e parmigiano" sia il sugo delezione di questo piatto, mi è capitato di assaggiarli anche con laggiunta di foglie di salvia o addirittura col ragù di carne: contaminazioni graditissime! Una ricetta per quattro persone Per la pasta: 400
gr. di farina bianca, 4 uova e un pizzico di sale. Lavate, asciugate e tagliate a grosse fette la zucca. Mettetela, pulita dei filamenti ma con la buccia, nel forno per circa unora. Sfornatela, sbucciatela, tagliate la polpa a pezzetti e passatela col passaverdure. Raccogliete il passato nella terrina, unite i tuorli, il formaggio e il pane grattato, il sale e la noce moscata. Mescolate bene con un cucchiaio di legno e ponete a riposare in luogo fresco per almeno tre ore (meglio se un giorno intero). Intanto preparate la pasta, impastando la farina con le uova e un pizzico di sale. Preparate una sfoglia di medio spessore (adatta per essere farcita), quindi dividetela in due parti rettangolari uguali. Su una distribuite a intervalli regolari di circa 6 centimetri i mucchietti di ripieno. Ricoprite con l'altro rettangolo di pasta e premete bene i bordi con le dita. Con una rotella tagliapasta ricavate poi i tortelli della forma desiderata. Ponete sul fuoco una pentola e fate bollire abbondante acqua salata. Versatevi i tortelli, mescolateli e lasciate cuocere solo per 7-8 minuti. Distribuiteli a strati in una zuppiera coprendo ogni strato con il burro fuso e il parmigiano, terminando alla sommità con il formaggio. Coprite la zuppiera e ponetela in forno, caldo ma spento, e fate riposare per dieci minuti prima di portare in tavola. |
Già che eravamo in zona, per dimostrare agli altri nonchè a noi stessi che non di sola tavola viviamo, ma badiamo a curare anche arti e discipline varie, non ci siamo fatti scappare la mostra che a Ferrara proprio in quei giorni andava per la maggiore. Sede prestigiosa, il Palazzo Dei Diamanti, artista "ai massimi" Pablo Picasso. Scolpire e dipingere la ceramica è stato per Picasso un gioco, un lavoro, o una manifestazione artistica? Difficile rispondere senza sentirsi saccenti o qualunquisti. Le opere presentate, a volte insolite, a volte inconsistenti, a volte anche - va detto - belle e geniali ci hanno impegnati almeno unoretta mentre allesterno della sede dellesposizione infuriava il concerto di motori del raduno delle Bugatti storiche.
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