| Tra i vini
e la gastronomia del Trentino meridionale ai confini
della Serenissima di Riccardo Milan La vigna è ovunque: quasi una monocoltura. Appena abbandoni le dolci asperità del Lago di Garda e inizi a percorrere la strada per il Brennero, il Trentino così ti appare: ripide montagne scendono fino a valle, lAdige scorre pigro tra castelli e vigne riquadrate dappertutto. Il Trentino meridionale è soprattutto Rovereto: città, terra di confine contesa fra i signori tedeschi del nord e la Serenissima a sud. Poco più in su della città rosminiana, il Castel Beseno fa bella mostra di sé: sotto le sue arroccate mura (difficile proprio pensare ad una carica, in salita, sotto i tiri nemici) si combatté la decisiva battaglia di Calliano (1487) che vide la prevalenza dei principi tirolesi sui veneziani e continuare dunque loriginalità storica dei trentini. Unoriginalità che non ha mai voluto dire chiusura; soprattutto per quel che riguarda il vino. Oggi, la produzione più interessante di questarea riguarda gli spumanti Metodo Classico (il Trento Doc), di controversa ma comune accezione francese. Il primo spumante che abbiamo bevuto, in un caldo giovedì sera di giugno, era il Trento Brut, metodo classico dellAzienda Agricola Letrari: un buon bicchiere, forse un po magro ed un eccessivamente fresco aperitivo più adatto ad accompagnare cibi leggermente saporiti: magari la carne secca trentina. Un ricco buffet nella bella sala degustazioni - attrezzata anche per robuste comitive - ci ha poi indotto ad assaggiare altri tre vini: un Incrocio Manzoni che scivolava via senza lasciar traccia; unamarognola Schiava Gentile e, infine, il vino che abbiamo preferito: un Marzemino 1999 avvolgente, vinoso e ottimo con tutte le portate tradizionali. Si diceva allinizio della monocoltura della vite. Cè, indubbiamente. Ed unazienda fra le più note, il Gruppo Mezzacorona, (un piccolo colosso della cooperazione trentina, 1300 associati, 2.000 ettari di vigneti e una produzione di 2 milioni e mezzo di bottiglie di spumante che tenderà in futuro ai cinque), ha voluto che le sue nuove cantine riprendessero il motivo un po curvilineo dei tralci: quasi unonda che si ripete, si moltiplica e si esalta nelle strutture lignee del complesso progettato dallarchitetto veneziano Alberto Cecchetto. Se la struttura ricorda le onde, il vino di punta, il Rotari Arte Italiana brut Mezzacorona, ricorda la spuma del mare: è un vino dalla consistenza leggera, con gradevoli profumi, fresco, adatto ad accompagnare antipasti caldi e freddi, primi e carni bianche. Sul piatto di gnocchetti al formaggio, patate e sesamo che ci hanno servito venerdì pomeriggio in cantina, lo abbiamo preferito al Pinot Grigio doc Selezione Maioliche: un vino dai profumi ricchi, ma un po deludente al palato. Non delude invece il Blanc de Noir Rosé Mezzacorona, uno spumante metodo classico rosato, servito nelloriginale caraffa a due vetri (un decanter dalla facile presa inserito in una glacette). Il Pinot Nero e la lavorazione gli hanno lasciato profumi floreali, struttura e morbidezza ancor più accentuata rispetto al Rotari. Con una polenta concia e speck - che saporito piatto medievaleggiante! - andava invece proprio bene il Teroldego Rotaliano doc 97 che ci hanno servito: dal profumo vinoso, discretamente strutturato e con una rotondità appena increspata da una nota amara. Sui Lessini, zigzagando fra le belle mucche pezzate, le rare brune alpine e gli ancor più rari abitanti, siamo andati di sabato in uno dei 365 alpeggi dellAltopiano diviso fra Trentino e Veneto, per assaggiare il formaggio e la cucina rustica, provando ad accompagnarci i vini locali. Il formaggio cera: buono. Così come era buono il grana trentino. Il mangiare rustico (salumi, polenta, torta sbrisolona) si accompagnava bene a due vini del roveretano: un Teroldego Rotaliano 99 della Cantina Rotaliana di Mezzacorona e un Fojaneghe Rosso 97 dei Conti Bossi Fedrigotti. Il primo dal profumo vinoso di frutta rossa, dal gusto pieno e dalla leggera consistenza; piacevole il secondo, più evoluto, dal profumo di ciliege, marasca, di discreta struttura: buon bicchiere. Di passaggio citiamo un altro vino degustato nel nostro tour trentino, nella bella sala del ristorante "Novecento" di Rovereto: il Bianco di Castelnuovo 99 dellAzienda Agricola Castel Noarna: un uvaggio assai costruito di riesling italico, traminer, sauvignon e chardonnay. Una complessità che tutta si rivelava nella magnificenza dei suoi profumi persistenti, mielati e suadenti ma la cui struttura, assai meno importante, deludeva per contrasto. Sullaltra sponda dellAdige, rispetto a Rovereto, cè Isera; paesello che inizia ad abbarbicarsi sui monti.
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