Prospettive per la Viticoltura nel Montalbano

Dott. Marco Pierucci Agronomo libero professionista

 

 

1 - Premessa

Il cambiamento del mercato del vino dovuto al calo di consumi, la concentrazione di questi verso prodotti di maggiore qualità e non da ultima l’apertura verso il mercato internazionale pone da tempo importanti quesiti sugli obiettivi commerciali e quindi produttivi nel settore vitivinicolo.

E' indubbio che la richiesta di vini rossi di qualità sia ormai consolidata e che domini la domanda al consumo in regioni come la Toscana vocate alla produzione di questi vini. Questo obiettivo qualitativo è stato in parte raggiunto per mezzo degli investimenti aziendali in termini di tecnologia enologica, ma rimane ancora ampiamente migliorabile nel vigneto per mezzo di corrette scelte d’impianto ed attraverso una sapiente gestione della vegetazione e del carico produttivo.

Alla luce delle caratteristiche del territorio in oggetto, il Chianti Montalbano e più in generale i vini rossi realizzabili in quest’area possono competere nel mercato dei vini di qualità a patto di valorizzare al massimo l’interazione vitigno/portinnesto/ambiente come già accade presso qualche produttore particolarmente sensibile ai nuovi sviluppi commerciali e quindi tecnici del settore vitivinicolo.

 

2 - il Territorio

La dorsale del Montalbano si sviluppa in direzione NW-SE separando due pianure parallele, quella di Prato e Pistoia da quella dell’Empolese.

Il regolare tracciato della dorsale del Montalbano genera due opposti versanti entrambi occupati da molto tempo dalla coltura della vite. Questi due ambienti di sicura vocazione viticola possiedono caratteristiche naturali diverse e profondamente influenti sulla qualità delle uve, ma la complessa interazione tra il clima e l’eterogenea tipologia dei terreni genera in questo particolare territorio risultati di non banale interpretazione e a volte per certi versi sorprendenti.

2a - Caratteristiche Geopedologiche

Il Montalbano fa parte della cosiddetta Falda Toscana, una unità tettonica che si estende in direzione NW-SE lungo buona parte della regione stessa, formando una grande piega rovesciata dalla zona della Cisa fino al monte Cetona.

La dorsale del Montalbano è costituita da una formazione tipica di arenarie quarzose detta "Macigno". Il terreno originatosi è quindi sostanzialmente proveniente da substrati arenacei, in prevalenza galestri, che si differenziano nel versante settentrionale in scisti argilloso-marnosi con intercalazioni calcaree tipo "Alberese" e nel versante meridionale in substrati più sabbiosi.

Le formazioni argillose e calcaree risultano essere di più antica formazione, ma dove presenti esse sono di origine alloctona e si presentano stratificate sopra le formazioni più recenti di arenarie derivate dalla roccia madre, a causa di spostamenti avvenuti durante le fasi orogeniche che hanno formato l’Appennino.

I terreni presenti sui fianchi della dorsale non sono quindi omogenei per la presenza caotica di substrati dalla diversa tessitura che presentano caratteristiche chimiche e fisiche sensibilmente differenti. Sono infatti presenti terreni con componenti sabbiose variabili dal 35 ad oltre il 65 % e alla stessa stregua ampie variazioni di limo e argilla pur se limitate in intervalli più ristretti. Questa variabilità, riscontrabile soprattutto nel versante settentrionale, ha effetti notevoli sulla disponibilità degli elementi della fertilità e sulle caratteristiche agronomiche dei terreni stessi.

L’analisi dei terreni preimpianto, per esempio, ha spesso messo in evidenza rilevanti differenze nei confronti della disponibilità di potassio, elemento fondamentale per la qualità delle uve, mostrando valori che in aree anche molto prossime potevano variare da dotazioni sufficienti a scarsissime e parallelamente livelli di magnesio al limite della tossicità.

La tessitura del terreno così ampiamente variabile mostra nei confronti dell’acqua trattenuta caratteristiche totalmente diverse presentando inoltre problematiche di strutturazione opposte soprattutto nei due diversi versanti.

L’approccio agronomico nei confronti degli interventi di preparazione all’impianto e la gestione stessa del suolo presenta notevoli differenze in funzione delle caratteristiche pedologiche e richiede quindi un’attenta lettura della natura del terreno in oggetto.

Infatti, i terreni molto sciolti con bassa incidenza della componente argillosa e limosa presentano scarse difficoltà di preparazione, eccezion fatta per l’eventuale presenza di abbondante scheletro. Nei casi costituiti invece da suoli con una importante frazione argillosa o, peggio, limosa, la conservazione della struttura del terreno diventa un aspetto fondamentale, pena la destrutturazione e la tendenza di questi suoli a causare asfissia radicale e quindi difficoltà di attecchimento delle barbatelle con sviluppo stentato del giovane impianto.

La disponibilità di acqua nei terreni, inoltre, è un fattore fondamentale per la regolazione del ciclo vegeto-produttivo. I suoli molto sciolti presentano, notoriamente, una riserva di acqua limitata e questo diviene un importante fattore limitante in annate con stagioni estive molto calde e siccitose.

Terreni con una granulometria più favorevole alla costituzione di una buona riserva di acqua favoriscono cicli di maturazione più omogenei e prodotti finali sostanzialmente più equilibrati per minore stress idrico.

 

 

2b - Caratteristiche Climatiche

Il confronto fra i dati meteorologici rilevati in questi ultimi tre anni nei due versanti opposti, rivela interessanti differenze pluviometriche. In particolare nel settore nord orientale si hanno precipitazioni decisamente più ricche durante tutto l’arco dell’anno. La stessa distribuzione delle piogge risulta potenzialmente molto favorevole alla maturazione delle uve per gli apporti idrici coincidenti alle fasi di inizio estate.

Nella seguente tabella si riportano sinteticamente alcune informazioni sull’ambiente climatico del Montalbano:

esposizione del versante altitudine (zona) temperatura media annua (1997-1999) precipitazioni medie annue (1997-1999)
sud - ovest 70 m.s.l.m. (Cerreto Guidi)

15°C

461 mm

  250 m.s.l.m.

14°C

421 mm

nord - est 175 m.s.l.m. (Capezzana)

15°C

1.000 mm

  170 m.s.l.m. (Artimino)

15°C

349 mm

 

 

3 - Potenzialità: peculiarità territoriali e tecnica viticola

Ritengo che esistano solo pochi e ben definiti fattori limitanti nel territorio del Montalbano per la coltivazione della vite per la produzione di uve di qualità. Accanto a questa considerazione di carattere generale occorre puntualizzare le differenze esistenti tra i siti viticoli ed il loro grado di vocazione verso l’obiettivo della ottimale maturazione delle uve.

Da quanto detto risultano ovviamente avvantaggiati i vigneti che insistono su terreni franco-argillosi o comunque con una buona componente argillosa e limosa, anche se all’aumentare di queste componenti granulometriche aumentano inevitabilmente le difficoltà di preparazione del terreno e di gestione.

Il versante nord-orientale mostra un andamento termopluviometrico tendenzialmente vantaggioso nei confronti di un ottimale completamento del ciclo vegeto-produttivo della vite e questa indicazione teorica è avvalorata dall’esperienza di campo che mostra in molti casi un anticipo delle maturazioni in questo settore.

Accanto ad una attenta valutazione delle caratteristiche ambientali, per una valorizzazione piena di questa nei confronti della qualità delle uve, occorre comunque elaborare una strategia tecnica molto attenta.

La profonda conoscenza delle caratteristiche peculiari del proprio territorio rappresenta la base delle informazioni indispensabili per fondamentali scelte di tipo tecnico in relazione al materiale di propagazione da utilizzare, ai sesti d’impianto da scegliere ed al tipo di gestione del suolo da adottare.

È un dato di fatto accertato che le uve di qualità superiore derivano da piante con vigoria equilibrata, con un giusto rapporto tra foglie e grappoli e soprattutto con basse produzioni unitarie per ceppo. La viticoltura qualitativa deve necessariamente orientarsi verso questi obiettivi attraverso scelte che interpretino l’ambiente e ne traggano i vantaggi ricercati.

Per questo, per esempio, nei diversi terreni con differenti problematiche di approvvigionamento idrico e nutrizionale, la scelta dei portinnesti da adottare devono essere razionali e tali da compensare gli eventuali svantaggi del sito.

I sesti d’impianto e quindi la densità di ceppi ad ettaro devono necessariamente essere dimensionati nell’ottica di basse rese a ceppo, ma anche di produzioni ad ettaro comunque economicamente soddisfacenti. Per questo le alte densità, oltre 5000 ceppi ad ettaro, rappresentano una scelta obbligata verso obiettivi qualitativi e accanto a questa si pone automaticamente la necessità di abbattere i costi di gestione attraverso la meccanizzazione delle operazioni colturali.

La meccanizzazione diviene un’esigenza sempre più sentita anche per la progressiva diminuzione della manodopera agricola e per il parallelo aumento dei suoi costi. Un vigneto impostato razionalmente può essere altrettanto razionalmente gestito meccanizzando le principali operazioni colturali, dalla potatura alla vendemmia, con indubbi vantaggi economici ed una eccellente tempestività d’intervento che in viticoltura rappresenta sempre una buona parte del successo di un’annata.

In un vigneto correttamente dimensionato per una razionale meccanizzazione qualitativa si deve pervenire ad una gestione perfetta della parete vegetativa, con un rinnovo della stessa durante la stagione per mezzo delle cimature, che unitamente alle scelte d’impianto citate, alla regolazione del carico produttivo attraverso concimazioni oculate, potature razionali ed il diradamento dei grappoli in eccesso porta ad ottenere risultati di sicura qualità.

 

 

4 - prospettive

Non ritengo un limite invalicabile la mancanza di una tradizione di eccellenza nel recente panorama delle produzioni locali. Del resto molti esempi di successi commerciali ci insegnano che la tradizione se la si sa comunicare la si crea.

La presenza nel territorio di aziende che hanno saputo applicare le giuste strategie produttive con risultati molto incoraggianti e la certezza di operare in un territorio di grande vocazione vitivinicola non dovrebbe lasciare dubbi sulla necessità e sulla natura dei cambiamenti da apportare nel panorama produttivo locale.

Ci auguriamo che questo orientamento qualitativo, attualmente patrimonio solo di pochi produttori locali, possa contagiare una buona parte degli altri operatori del settore e dirigere le future produzioni vinicole del territorio del Montalbano verso una conversione qualitativa e quindi verso la conquista di un più vasto consenso di critica e di mercato.