RELAZIONE Dr. CLAUDIO GORI

Enologo

Oggi è sempre più importante recuperare il nostro patrimonio storico, ma dobbiamo sempre tenere in debito conto il cambiamento generale del gusto, soprattutto del pubblico che avrà il piacere di degustare i nostri vini. Da segnalare la facilità che attualmente si incontra a distribuire i vini in ogni parte del mondo, in particolare modo dietro una spinta sempre più importante del "Made in Italy".

Avrete modo di degustare vini che, anche grazie alla potenzialità della zona ed alla loro personalità dovuta al territorio, si sono potuti interpretare in chiave moderna, ovvero si è cercato d’indirizzare le nostre produzioni affinchè abbiano un gusto " internazionale".

Alcuni vini volutamente, per scelta aziendale, rimangono radicati alle storiche tradizioni del Chianti, mantenendo inalterati i gusti; altre situazioni sono in via di trasformazione, per la scelta agronomica fatta in vigna che necessita del suo tempo per produrre uve d’interesse enologico.

I passi successivi sono destinati all’adeguamento delle strutture di cantina, che hanno necessità di notevoli sforzi da parte dell’imprenditore, vuoi per la ristrutturazione degli ambienti e/o il loro ampliamento, vuoi per la necessità dell’affinamento dei vini in bottiglia, che in passato non era contemplata e che impegna molti spazi con caratteristiche attente di temperatura, umidità, igiene.

Nel passato noi tecnici abbiamo avversato i legni e per questo sono state eliminate le vecchie vasche in legno da fermentazione. Oggi, con molta attenzione, stiamo rivalutando questo materiale, non certo per voglia di moda, ma per necessità: il Sangiovese, il Canaiolo che maturano sulle nostre splendide colline hanno, in alcuni casi, la necessità di essere addolciti, cullati da legni che, piano piano con il continuo scambio con l’ossigeno lento e costante, donano maggiore morbidezza ai prodotti nati sul masso originario.

Cosa dire dei Cabernet, dei Merlot che, dietro i continui miglioramenti negli uvaggi del Chianti, trovano un loro splendido ambiente anche prodotti in purezza ed elevati in fusti e donano la massima espressione, ricordando che nel versante di Carmignano si può asserire che sono vitigni autoctoni.

Le scelte eseguite, in un passato abbastanza prossimo, di eliminare i vecchi materiali di cantina introducendo scintillanti vasche inox, pompe capaci di eseguire travasi in maniera dolce, senza sbattere i vini, sono stati un passo doveroso e necessario per creare una cultura enoica, per far sì di non incorrere in errate manovre di trasformazione delle uve che così bene realizzano la loro massima espressione in questi luoghi.

Anche la persona di cantina, il "cantiniere", figura importante e necessaria per un buon risultato di un vino, oggi assume un ruolo diverso che, assieme all’imprenditore ed ai tecnici, dà la possibilità di impostare una nuova realtà dei vini del Montalbano. Si può senza dubbio affermare che, in questo momento, siamo in una vera e propria fase evolutiva.

Il versante di Carmignano ha mantenuto una tradizione, ma nel contempo le aziende storiche degli altri versanti del Montalbano possono donare altre situazioni molto interessanti, come vitigni autoctoni della zona , che conferiscono una realtà che può e deve essere definita "unica".

Alcune aziende hanno già fornito nuovi prodotti, altre sono in fase di conversione di vigneti ma, in ogni buon conto, la realtà del territorio sta assumendo una sua fisionomia, una sua identità che ha voglia di mettersi in discussione, di essere valutata, ma più che altro vuole raggiungere l’obiettivo di staccarsi dagli altri areali circostanti .

Il Montalbano è indirizzato ad interpretare la storicità di alcune realtà che vantano, per loro e nostra fortuna, selezioni aziendali riprodotte sempre lì da moltissime generazioni per passare alle nuove selezioni dei cloni di Sangiovese, ai vitigni chiamati migliorativi o di origine francese.

Dimostrando come una struttura collinare modifica un clima e dona la possibilità alla vite di adattarsi a situazioni di altitudine di povertà di terreno e scarsa piovosità, producono uve di grande interesse. Ma soprattutto la realtà più interessante è il lato nord dove da anni si riesce a produrre vini di grande elevatura, nonostante la posizione contraria: infatti la tipologia del terreno, la ricchezza delle falde rendono più ospitale la coltivazione della vite.

La realtà è che abbiamo un potenziale vitivinicolo dove mettere a confronto la storia passata di una cultura con la possibilità di nuove tecniche di coltivazione e di trasformazione delle uve in chiave sempre più attuale e portarla alla conoscenza dei buoni degustatori, che sempre con maggiore attenzione cercano prodotti di alto interesse, ma soprattutto di una qualità – prezzo sempre ad alto livello.

"Il coltivatore, il viticultore, l’enologo sono una cosa sola. E questo è la risultanza del grande vino . "A tremendous orientation"."  "  André Tchelistcehff "