BASTONI
ROVENTI
(ovvero di come sia buona cosa non fare arrabbiare un Filippino)
Come è noto, da più di nove secoli Bologna
accoglie ed ospita ogni anno centinaia di stranieri provenienti da ogni
parte del mondo, molti dei quali trovano la nostra città un luogo
piacevole dove fermarsi per piantare radici: diverse sono quindi le
comunità di cittadini stranieri che sono sorte in questi anni
all'ombra delle Due Torri, una delle quali è quella dei Filippini.
Persone cortesi, sempre sorridenti e grandi lavoratori (specialmente
domestici), dall'apparenza così lontana dalla realtà della
loro terra di origine.
L'arcipelago delle Filippine, infatti, è un luogo di antiche
tradizioni belligeranti, che ha subìto nel passato l'influenza
sia del mondo occidentale (Spagna, ma anche Stati Uniti), sia del mondo
musulmano: non a caso, molti abitanti di quelle isole si trovano costretti
ad andare in giro armati di uno o più armi da taglio, e sempre
non a caso, le Filippine sono la culla di uno dei più efficaci
stili di arti marziali conosciuti al mondo, che prevede l'applicazione
di tecniche sia a mani nude che armate di bastone o coltello, e conosciuto
con il nome di Kali.
A Bologna opera ormai da alcuni anni una scuola di kali guidata da Moreno
Martelli, un ex praticante di livello nazionale dell'arte coreana del
tae kwon do ("mi attraeva moltissimo l'uso dei calci, specialmente
quelli acrobatici") ed oggi istruttore di kali per l'AKEA,
Arnis Kali Escrima Association.
Lo abbiamo incontrato.
D: Che cosa è il kali?
R: Personalmente definirei il Kali come un
completo sistema di combattimento estremamente efficace e facilmente
assimilabile da uomini e donne allo stesso modo, in quanto non richiede
particolare forza fisica. Ha origini molto antiche ed è stato
tramandato quasi per selezione naturale, passando attraverso migliaia
di combattimenti: la sua caratteristica peculiare è che nasce
come sistema di autodifesa mediante l'uso di un arma (bastone o coltello),
che si applica poi, con pochi adattamenti, anche alle situazioni disarmate.
Inoltre, è un'arte che si apre al confronto con gli altri stili
(fortissimo in questo senso il contributo del jeet kune do
di Bruce Lee), cercando di coglierne spunti tecnici di miglioramento.
D: Non è un po' strano che un'arte marziale cominci
dalle armi e poi passi alle mani nude?
R: In realtà no, se si pensa al contesto nel quale il
Kali è nato. Le Filippine hanno subìto una forte
influenza spagnola, ed è quindi normale che la scherma, intesa
quindi come combattimento armato, sia un tratto genetico della storia
di questo popolo. Si pensa prima a difendersi con le armi e poi a mani
nude, anche perché ci si nutre della convinzione che solo chi
sa utilizzare una qualsiasi arma sia in grado di difendersi propriamente
dalla stessa posta nelle mani di un aggressore.
D: Interessante, e funziona?
R: Sì, in quanto l'addestramento all'uso del bastone
o del coltello elimina ogni disparità legata alla conformazione
fisica o al sesso: si usa dire infatti che una persona con un'arma in
mano non è né donna né uomo, bensì solo
una persona con un'arma in mano....
D: C'è chi dice che sia pericoloso, sotto
tanti punti di vista, giocare con questo concetto...
R: Il punto è questo: se io non so che cosa si può
fare con un coltello o un bastone in mano, io non sarò mai in
grado di difendermi. E' un principio che condiziona in maniera molto
efficace l'allenamento: io dovrò esercitarmi osservando movimenti,
tempi e distanze tali da mantenermi sempre in perfetta sicurezza.
Va da sé che nella nostra scuola non si utilizzano lame affilate
e in nessun modo incoraggiamo i nostri studenti a sperimentare situazioni
di pericolo: la regola è evitare sempre ogni situazione potenzialmente
pericolosa.
Ciò che studiamo deve essere riferito unicamente a quei momenti
in cui non esiste la possibilità di defilarsi.
D: Che cosa spinge un ragazzo o una ragazza ad avvicinarsi
alla tua scuola? In fondo non sei sulle Pagine Gialle....
R: In generale ho riscontrato che si tratta di due motivazioni
diametralmente opposte.
Da un lato ci sono coloro che hanno già praticato un'arte marziale
e che quindi vogliono provare uno stile nuovo, per completare il proprio
bagaglio tecnico, o, più semplicemente, provare qualcosa di nuovo.
Dall'altro ci sono invece persone che sono del tutto a digiuno di queste
discipline e sono incuriosite dal lavoro con i bastoni o i colpitori:
puro divertimento, quindi.
D: Che cosa si fa durante le tue lezioni?
R: Ogni lezione dura circa un'ora. Si inizia con il saluto,
un breve riscaldamento, poi tecniche a mano nuda (jeet kune do),
da soli e in coppia usando i colpitori. Poi tecniche di bastone, singolo
e doppio, ancora da soli e in coppia. Infine affrontiamo il capitolo
della difesa dall'uso del coltello (sempre di legno, di gomma o di metallo,
comunque non affilato), anche simulando situazioni di pericolo. Finiamo
la lezione con il saluto.
D: Bologna e le arti orientali: siamo una città all'avanguardia
o semplicemente dei provinciali?
R: Francamente sono un po' perplesso. Venti o trenta anni fa
Bologna presentava una nidiata di maestri di karate di assoluto
rilievo mondiale, molti dei quali peraltro sono ancora in attività.
Poi ha avuto un calo.
Pensa che qualche anno fa Bologna ha ospitato al Paladozza una tappa
del famoso torneo K-1, forse la più moderna espressione
del combattimento orientale agonistico. Un evento seguitissimo dai media
sportivi di tutto il pianeta. Ebbene, a quell'incontro erano presenti
poche centinaia di spettatori.
Infine, non si può non segnalare anche nella nostra città
il diffondersi del fenomeno fitness, che come ogni moda, sta
invadendo anche settori non di competenza: non di rado capita infatti
che molte persone, specialmente ragazze, vengano attratte da istruttori
che promettono una linea perfetta ed una realistica autodifesa.
Credimi, non sempre i due concetti coincidono...
Noi ci crediamo.
Per informazioni
su corsi e lezioni private:
Moreno Martelli - Istruttore AKEA
Tel. 051 - 781579
Alessandro Fiumetti