| IL
GO A BO
(ovvero dell’arte di comporre belle forme)
Due giocatori si fronteggiano seduti
davanti ad una tavola di legno sulla quale è disegnato un reticolato.
In silenzio, i due posizionano a turno pedine bianche e nere sulle intersezioni,
disegnando geometrie atte a delimitare territori fino a quando non si
ritengono definiti i reciproci territori. I due allora dichiarano conclusa
la partita, si stringono la mano ringraziandosi reciprocamente per la
partita, e quindi contano i punti.
Questa è una comune rappresentazione di quanto accade durante una
partita di go, un gioco nato in Cina forse addirittura 4000 anni fa (e
dove è conosciuto con il nome di wei qi), che vanta diversi milioni
di appassionati anche in Giappone e Corea, e che ormai da diversi anni
è sbarcato anche in America e nel Vecchio Continente.
Abituati alla seriosità degli scacchi, o, al contrario, alla scherzosa
dinamicità della dama, guardando due giocatori di go si ha l’impressione
di essere approdati su un altro pianeta. Non c’è tensione,
i movimenti sono rilassati e tranquilli, la concentrazione non ostacola
il sorriso. Sembra quasi che i goisti, più che fronteggiarsi, giochino
insieme.
Non c’è da stupirsi: questa è la natura del go.
E’ un gioco dove vince il più bravo, non il più fortunato:
e vince conquistando quanto più territorio possibile, circoscrivendo
sulla tavola da gioco (goban) quante più intersezioni libere possibili
utilizzando le pedine (pietre) del proprio colore.
In realtà, e potete crederci, il fine del go è il miglioramento
dello spirito: e, come spesso avviene nelle cose orientali, ciò
accade solo quando ci si muove in armonia con il mondo che ci circonda
(rappresentato, nel nostro caso, dall’altro giocatore). Non a caso,
il go in Asia è sì uno svago, ma è pure uno strumento
di educazione per i più piccoli, nonché un’arte complementare
(come ad esempio la calligrafia) per lo sviluppo dei moderni samurai.
Per approfondire questo splendido argomento e per darvi la possibilità
di conoscere dove praticare il go a Bologna, siamo andati ad incontrare
Giancarlo Angeloni, referente del Tortellino Go Club, un circolo
gustoso almeno quanto il suo sito Internet (www.tortellinogoclub.org,
anche in giapponese).
D. Quando e come si è formato il vostro gruppo?
R. Il nucleo fondamentale del nostro gruppo è nato nel
2000 in occasione del Ludex, una manifestazione per amanti
del gioco da tavolo, durante il quale ho avuto l’occasione di incontrare
per la prima volta un certo numero di persone interessate al go, ed animate
da una grande passione per lo studio di questo gioco secolare. Con il
passare dei mesi, abbiamo creato dei contatti con altri gruppi già
attivi anche al di fuori di Bologna, in particolare a Parma, Reggio e
Castelfranco Emilia, dove abbiamo avuto la fortuna di conoscere altri
grandi appassionati con i quali abbiamo condiviso molte ore di gioco,
e con i quali siamo tuttora in contatto.
Il passo successivo è stato la fondazione, tra il serio ed il faceto,
di un club denominato Tortellino Go Club che in qualche modo
unisca i diversi gruppi di gioco attorno alla via Emilia, all’interno
del quale oggi svolgiamo la nostra attività e che puoi trovare
anche su Internet.
Per quanto riguarda i numeri di Bologna, il nostro gruppo è in
crescita e conta ormai oltre una ventina di appassionati che svolgono
attività all’interno delle due sedi bolognesi di Casteldebole
e Rastignano. Naturalmente, bisogna considerare che il go, al pari degli
scacchi o di altri giochi di intelletto, rappresenta una attività
riflessiva e di sviluppo interiore, ed è quindi normale, anzi direi
auspicabile, che alla quantità venga preferita la qualità
dei giocatori.
Va da sé che anche grazie ad Internet, alla diffusione dei manga
(i fumetti giapponesi), ed anche alla pratica in tante palestre delle
arti marziali, il go sia comunque conosciuto da un numero sempre crescente
di persone, giorno dopo giorno.
Nel 2002 abbiamo organizzato il Campionato Italiano, intitolato a Gianluigi
Tabellini, un pioniere del go a Bologna recentemente scomparso, e alla
data di oggi ci presentiamo come un libero gruppo di appassionati che
promuove la conoscenza e la diffusione del gioco.
D. Quali sono i caratteri
del tipico giocatore di go?
R. E’ difficile dirlo, in quanto come non esistono esseri
umani identici, così ogni giocatore di go esprime attraverso il
gioco la sua personalità, e quindi si differenzia. Possiamo comunque
tranquillamente affermare che, per le caratteristiche del gioco, dove
non si vince uccidendo il nemico, ma delimitando spazi in una sorta di
sfida armonica con l’avversario, il cui antagonismo si oppone al
mio ma, contemporaneamente, permette al mio di svilupparsi, il profilo
del giocatore - tipo di go è quello di una persona tranquilla che
vuole divertirsi insieme agli altri, sviluppando le proprie capacità,
all’interno di un ambiente amichevole ed accogliente.
Non è necessariamente un matematico: a differenza degli scacchi,
nel go si incontra una strana commistione tra razionalità, spirito
ed estetica delle forme.
La scuola giapponese, ad esempio, tende ad insegnare a disegnare “belle
forme” sulla tavola, mentre al contrario la scuola coreana si preoccupa
di valutare le mosse e le contromosse, come negli scacchi. Umanisti contro
Matematici quindi...
D. Come si individua il livello di un giocatore di go?
R. Esistono diversi gradi di bravura (kyu e dan),
che si esprimono attraverso un handicap, ossia un numero di pietre che
vengono preposizionate sulla tavola per equilibrare lo svantaggio dato
dal confronto con un avversario più forte.
D. Che cosa cerca chi si avvicina al go per la prima volta?
R. Personalmente io ho ricercato (e trovato) il puro divertimento: in
generale si ricerca il confronto, la meditazione, per alcuni addirittura
la perfezione.
D. Quali sono i vostri prossimi appuntamenti agonistici?
R. Abbiamo appena chiuso il “Torneo del Tortellino”, che si
è tenuto a Bologna il 27 e 28 marzo scorso con una buona partecipazione
di giocatori provenienti da tutta Italia. Attualmente stiamo organizzando
la Coppa Italia, che ha carattere di torneo itinerante e che porta quindi
tutte le squadre di goisti a giocare sia in casa che in trasferta: gli
incontri bolognesi si terranno presso il Centro Sportivo Biancolelli,
in occasione del “Ludex” nei giorni 8 e 9 maggio 2004 (sito
www.ludex.it), e, in quella sede, avrà
luogo anche un mini torneo, denominato ”Felsineo”, a scopo
divulgativo.
D. Per la tua esperienza, Bologna è interessata
al go, oppure no?
R. In generale sì, anche se c’è ancora molto, molto
da fare.
D. Dimmi qualcosa di goistico........
R. Non è importante la pietra che giochi, ma lo spazio che circoscrivi
(principio del territorio); ma soprattutto, è importante “fare
lavorare insieme le pietre”, giocandole secondo una geometria che
ne accresca il più possibile il valore (principio di influenza).
E’ probabilmente a causa di questi due principi, non facilmente
traducibili in un algoritmo informatico, che non esistono ancora programmi
che riescano a tener testa ad un giocatore professionista.
Per saperne di
più
TORTELLINO GO CLUB
Giancarlo Angeloni
www.tortellinogoclub.org
giank@tortellinogoclub.org
Incontri
- Ogni giovedì sera presso il Centro
Bacchelli, Via Galeazza 2 - Casteldebole (BO)
- Ogni primo e terzo lunedì del
mese presso la Casa del Paleotto, Via del Paleotto 11 - Rastignano (BO)
Alessandro Fiumetti |