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RILASSIAMOCI
UN PO’
(ovvero
di come faccia bene allenarsi anche dentro)
Il bello dei
tempi moderni è che si corre in continuazione.
Si comincia al mattino: corriamo per prepararci, facciamo colazione in
fretta (spesso addirittura non la facciamo), ci buttiamo nel traffico
per non fare tardi al lavoro o a scuola.
Poi si corre al lavoro, dove si lavora correndo.
Quindi a metà giornata si pranza, ovviamente di corsa (perché,
si sa, chi lavora non ha tempo da perdere), per poi percorrere il pomeriggio
a gambe levate.
E dopo il lavoro? Ovviamente si va a correre, per mantenere la salute
o ritrovare la forma perduta.
Ora, a parte questa ultima parte della giornata dove è giusto dedicarsi
ad un minimo di attività fisica, qualunque essa sia (non barate:
mangiare stuzzichini non conta!), direi che non è sbagliato affermare
che capire come abbia fatto l’homo metropolitanus ad evitare di
estinguersi in questi ultimi decenni sia un vero e proprio rebus.
Cosa fare allora?
Molti dicono che è necessario cambiare stile di vita, rallentare
i ritmi, evitare gli stati d’ansia, dedicarsi ad attività
ricostituenti.
(traduzione: ok, ritira tutti i milioni che hai in banca, molla la famiglia
zavorra, comprati un atollo e fai quel che ti pare!).
Altri, invece, si limitano a proporre qualche consiglio per correggere
tutti quegli aspetti della vita quotidiana che, a lungo andare, portano
alla esasperazione fisica e mentale.
Senza alcuna pretesa noi ci accodiamo a questi ultimi, e vogliamo invitarvi
a riscoprire una disciplina di benessere psicosomatico semplice ed efficace:
il training autogeno.
Attenzione: per amore di scienza, e soprattutto di verità, va detto
che il training autogeno viene correttamente insegnato da operatori preparati,
ed a questi noi rimandiamo per un programma completo ed una analisi più
approfondita. Tuttavia, ci sentiamo di offrirvi – semplicemente
perché ci siete simpatici e siete arrivati a leggere fino a qui
– qualche esercizio la cui applicazione non potrà fare altro
che giovarvi.
Una breve premessa: letteralmente il termine “training autogeno”
può essere tradotto come un insieme di tecniche psicosomatiche
che, se praticate con assiduità (qui sta il “training”,
ossia l’ ”allenamento”), conferiscono tutta una serie
di benefici che scaturiscono da soli dall’interno di chi le pratica
(ed ecco l’ “autogeno”). Si tratta di una serie di esercizi
che coinvolgono l’intero corpo umano e che influenzano positivamente
le funzioni basilari del metabolismo (respirazione, circolazione, digestione),
il sistema nervoso (attenuano gli stati emotivi e l’ansia, distendono,
e migliorano l’umore), combattono lo stress eliminando tutte le
tensioni psicofisiche che esso coinvolge - in primis la mancanza di energia
interna (il cosiddetto chi, tanto caro ai Maestri Cinesi) -, ed infine
aiutano a raggiungere un buon stato di armonia interiore favorendo la
riflessione ed il vuoto mentale (quello che molti chiamano meditazione).
E se può fare tutto questo per il Signor Rossi, pensate quali benefici
possa trarre uno sportivo da una pratica regolare di queste tecniche!
Siete curiosi? Bene, allora procediamo.
Trovate un quarto d’ora di tempo, un ambiente tranquillo (casa vostra
va benissimo) ed abiti non costrittivi (in pratica state come siete, ma
allentate la cravatta, togliete orologi, catenine ed anelli, slacciate
le cinture): dopodiché sdraiatevi sul letto o su una qualsiasi
superficie di vostro gradimento, purché minimamente confortevole.
Socchiudete gli occhi e respirate lentamente e con profondità,
non dovete avvertire alcuna tensione, nessun pensiero.
Prendete in considerazione il vostro piede sinistro e cominciate ad immaginare
di sentirlo pesante, pesante, sempre più pesante: provate ad avvertire
l’impronta che il vostro pesantissimo arto sta lasciando sulla superficie
d’appoggio.
Lasciate fluire liberamente queste sensazioni.
Poi passate al piede destro, poi ad ognuna delle gambe, poi all’addome,
poi al petto, quindi alle braccia ed infine alle spalle.
E’ di aiuto, purché però non turbi lo stato di quiete
che si va creando dentro di voi, ripetere mentalmente durante la pratica
una sorta di mantra, una formula semplice quale può essere ad esempio
“io sono calmo e rilassato, il mio piede è pesante, pesante..”
Se vi addormentate durante la pratica....beh, complimenti, avete raggiunto
il Nirvana!
Praticate questo esercizio una – due volte al giorno per qualche
settimana e ne vedrete subito i benefici.
Variante: sedetevi su una sedia, nello stesso ambiente e con le stesse
modalità già esposte. Espirate profondamente lasciandovi
cadere verso il basso: finite il movimento appoggiando gli avambracci
sulle cosce, le gambe leggermente aperte, ginocchia a novanta gradi, il
capo e le spalle ricadenti in avanti.
Praticate lo stesso esercizio di prima, sostituendo però la sensazione
di pesantezza con la sensazione di un progressivo aumento della temperatura
dell’arto in osservazione, modificando naturalmte anche la formula
da ripetere.
Una sola avvertenza: questo esercizio è assolutamente sconsigliato
alle signore in dolce attesa, ai soggetti un po’ troppo pingui e
a tutti coloro che hanno difficoltà di respirazione o disturbi
alle vertebre cervicali.
Buon lavoro.
Alessandro
Fiumetti
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