GLI ULTIMI SAMURAI
(ovvero delle Due Torri e del Due di Spade)
Buon anno a tutti!
Che
cosa c’è di bello oggigiorno che Hollywood non abbia già
copiato?
Non molto, visto che sul grande schermo è passato già
ogni genere di argomento (e di spazzatura).
Ma è innegabile che l’attenzione del pubblico in questo
inizio d’anno sia stata monopolizzata dal
film - evento di Tom Cruise “L’Ultimo Samurai”: peraltro,
a detta di molti, un gran bel film, che apre al mondo occidentale una
piccola finestra sulle tradizioni guerriere del Giappone feudale.
Non tutti sanno però che da più di venti (e dico venti!)
anni, a Bologna, è attiva una scuola di Kendo (“la
via della spada”), che mantiene viva la cultura e la tecnica dei
guerrieri del Sol Levante, il Musokan Kendo Club.
Siamo andati ad incontrare Paolo Vanelli, Presidente del Club, Maestro
IV° Dan di Kendo ed arbitro nazionale C.I.K. (Confederazione Italiana
Kendo).
D: Come è nato il tuo interesse per le arti marziali?
R: Negli Anni ’60, iniziando con il judo e passando poi
al karate della grande scuola bolognese.
Dopo la laurea in Sociologia, e diversi anni di lavoro trascorsi lontano
da Bologna, ho incontrato il kendo.
D: Perché il kendo?
R: Per l’attrazione esercitata da una cultura tanto diversa dalla
nostra quale quella giapponese, e soprattutto per il grande fascino
della spada. Ritengo che questi siano i tratti fondamentali che accomunano
tutti coloro che si avvicinano a questa pratica, la quale, grazie alla
adozione di protezioni per il capo, il torace e le mani, nonché
all’utilizzo di una spada in bambu (shinai), consente
a chiunque, uomini e donne, ed a qualsiasi età, una pratica sicura
e prolungata nel tempo. Il nostro club inoltre mette a disposizione
gratuitamente gran parte dell’equipaggiamento per incoraggiare
coloro che vogliono cimentarsi con questa disciplina.
D: Si dice in giro che si tratta di una disciplina d’elité:
un hobby per ricchi snob, forse?
R: No, tutt’altro, i praticanti che calcano il parquet del Musokan
sono tutti amici ed aperti verso i nuovi compagni di pratica. Vero è,
però, che per diffusione il Kendo conta ancora oggi numeri non
paragonabili a quelli delle discipline sorelle quali il judo o il karate,
ma questo dipende essenzialmente dal carattere intrinseco di questa
disciplina, che risiede nell’utilizzo di un’arma antica
e meravigliosa, nell’adozione di una tecnica avvincente e raffinata
e nel rispetto di una grande tradizione.
D: Il profilo del samurai bolognese?
R: Il nostro club è quello che, a livello italiano, conta il
maggior numero di affiliati, la cui età va dai sedici anni in
su. Come ti dicevo, il sesso non ha alcuna influenza sulla qualità
tecnica dei kendoka, i quali, come il buon vino, più invecchiano..
più acquistano valore!
Sicuramente, a differenza di altre arti marziali, la nostra non logora
in nessun modo il fisico, e quindi può essere praticata anche
in tarda età: perfino a livello agonistico, laddove, nelle gare,
uomini e donne gareggiano addirittura insieme.
D: Una mappa del kendo in Italia e in Europa?
R: Nel nostro Paese, il kendo è praticato per lo più al
Nord, mentre a livello europeo siamo secondi dopo la Francia e prima
di Gran Bretagna e Germania, che sono le nazioni che raggruppano il
maggior numero di praticanti.
Il tasso tecnico dei Kendoka in Italia è ad un buon livello,
grazie ad una scuola ormai radicata, che dalla sua nascita ha stabilito
che i membri di grado più elevato vengano esaminati esclusivamente
da una commissione di maestri nipponici, ed a frequenti scambi tecnici
e sportivi con il Giappone: ed i frutti di tanto lavoro non sono mancati,
visto che il 2003 ha salutato per la prima volta la conquista da parte
di una nazione europea, quella italiana, della medaglia di bronzo ai
Campionati Europei di Glasgow.
D: Che cosa si fa durante una lezione - tipo di kendo?
R: Ogni allenamento inizia e finisce sempre con il saluto, ed è
permeato da un fortissimo spirito di rispetto per la tradizione, i compagni
e il dojo (la palestra). Si parte con una decina circa di minuti
di riscaldamento a corpo libero, seguiti da un uguale periodo con la
shinai, poi si comincia a praticare a coppie, dapprima senza colpirsi,
e poi, con l’armatura, portando a segno i colpi. Infine si passa
al momento liberatorio del duello (gigeiko).
I bersagli canonici sono il capo, la gola, l’avambraccio, il petto,
i lati del bacino: un colpo di spada, per essere davvero tale, deve
possedere tre caratteristiche fondamentali: ki, ken,
tai ovvero spirito, spada, corpo.
D: Kendo e autodifesa...?
R: Nonostante lo spirito del Kendo sia quello di mantenere quanto più
a lungo possibile “la spada nel fodero”, si può tranquillamente
affermare che un praticante armato di un bastone, un ombrello o un giornale
arrotolato può sicuramente assestare qualche buon colpo. Ma,
sinceramente, si pratica la via della spada per altri motivi...
D: Bologna e le arti orientali: siamo una città all’avanguardia
o semplicemente dei provinciali?
R: Non posso parlare per altre arti marziali, ma, come ho già
ricordato in apertura, Bologna negli anni ‘60 e ’70 è
stata una delle culle del karate italiano.
Per quanto riguarda il Kendo, va detto che il Musokan ha formato molti
Maestri che hanno diffuso la disciplina in varie altre città.
Inoltre Bologna ha ospitato nel 2001 i Campionati Europei di Kendo,
e nel 2005 sarà sede di quelli di Iaido, l’antica
disciplina dello studio della katana, la spada giapponese.
Pertanto, per quanto mi riguarda, posso affermare che Bologna è
senz’altro all’avanguardia all’interno del variegato
panorama delle arti marziali in Italia.
Varrebbe la pena provare.
Alessandro Fiumetti
Per informazioni:
MUSOKAN KENDO CLUB
Presso Selene Centro Studi Eko
Via della Battaglia 9, Bologna
Tel. e fax 051 - 443 307 / 494
Cell. 349 / 6133155