| YOGA
CINESE
(ovvero di come il wellness non sia proprio una novità)
New York, Central Park, domenica mattina presto.
L’aria è frizzante, ma non fredda. La Primavera è
arrivata, gentile, come una pigra signora di passaggio tra il freddo della
Costa Atlantica e il caldo umido dell’Europa.
C’è già qualcuno in giro: runners in sgargianti
tute colorate, signori attempati che camminano emulando il passo degli
anni d’oro, ciclisti che si scaldano prima di partire per il loro
giro. Ma non è tutto.
In un angolo verdissimo, praticamente una spianata verde irlanda che farebbe
venire voglia di giocare a pallone perfino agli alberi, un gruppo allineato
di uomini e donne compie movimenti lenti ed in sincronia senza dire una
parola. Nessuno parla, scherza, ride o si lamenta, ma tutti esprimono
una serena concentrazione.
Nessuno sa dire con precisione da quanto tempo siano lì, ma si
capisce benissimo che ci staranno un bel po’.
Questi uomini e donne stanno praticando l’antica arte cinese del
tai chi chuan.
Quasi nello stesso momento, a seconda del fuso orario, la medesima scena
si sta sviluppando a Parigi, Londra, Roma, Pechino….e Bologna, tanto
è vasta la diffusione di questa arte.
Il tai chi chuan nasce approssimativamente ottocento anni fa,
e come tutte le creazioni del mondo orientale è un fenomeno complesso
che propone più di una chiave di lettura. E’ un’arte
marziale nel senso più ampio del termine: consiste nella pratica
lenta di movimenti concatenati, che mira al raggiungimento del benessere
psicofisico e al miglioramento dell’individuo.
Qualcuno - non a torto - l’ha pure definita “yoga cinese”.
In realtà, il tai chi chuan consiste in una lunga serie di movimenti
predefiniti che vengono praticati con assiduità, nello stato fisico
e mentale di maggiore rilassatezza possibile, curando la respirazione
ed evitando qualsiasi forma di tensione: questi movimenti, se eseguiti
correttamente, agiscono favorevolmente sia sul corpo che sulla mente (binomio
inscindibile, per gli Orientali) aumentando il cosiddetto chi (detto
anche qi), ossia l’energia interna. Allo stesso tempo,
le tecniche praticate non sono altro che combattimenti stilizzati contro
avversari immaginari, pertanto non è sbagliato dire che, automatizzando
questi movimenti, si può agilmente imparare un minimo di autodifesa.
Come si può vedere, una pratica che coinvolge tutti gli aspetti
dell’essere umano: proprio come il famoso simbolo dello yin
e dello yang (i due opposti presenti in natura, maschio e femmina,
buono e cattivo, bene e male ecc..) cui questa disciplina si ispira, dove
i due contrari sono complementari e formano un corpo unico, ma anche dove
ognuno dei due contiene in sé il seme dell’altro.
Per coloro che sono ancora svegli proponiamo ora una dimostrazione pratica,
ancorché on line.
Trovate uno specchio sufficientemente grande per premettervi di ammirare
tutto il vostro splendore e sistematevi di profilo davanti ad esso. Fatelo
in un momento di tranquillità, in modo da essere soli ed evitare
così di incorrere in situazioni grottesche, e cominciate a.....respirare
consapevolmente. Pensate cioè all’aria che entra pulita (immaginatela
ad esempio di colore blu), riempie i polmoni per intero, spinge delicatamente
sul plesso solare, e quindi se ne esce sporca di anidride carbonica (e
non solo!) di colore grigio. Concentratevi - ma delicatamente, senza pensarci
troppo - su questi itinerario, e nel frattempo osservate la vostra pancia
che lentamente si gonfia e si sgonfia. Continuate per un po’. Avvertirete
da subito una decisa sensazione di benessere, che noi Occidentali sappiamo
derivare da una migliore ossigenazione del sangue, ma che i Cinesi si
ostinano a descrivere come un accrescimento della energia interna.
Ora prendete questo piccolo (ma significativo) esercizio e pensate di
applicarlo a tutto il vostro corpo con movimenti selezionati e levigati
da secoli di pratica, ed otterrete un mix davvero interessante, perfetto
per soddisfare qualsiasi vostra necessità di occidentali stressati
e nevrotici: benessere fisico, benessere mentale, salute, miglioramento
individuale, boxe cinese.
Come detto, le origini del tai chi si perdono lontane nel tempo:
in questa sede vogliamo solo introdurvi alla sua pratica, che siamo certi
troverete proficua e salutare. Bologna offre un’ampia varietà
di palestre dove si praticano le arti cinesi, ed il tai chi in
particolare, perciò vi invitiamo a visitarle e a scegliere quella
a voi più congeniale. Prima di lasciarvi, tuttavia, è utile
sottolineare che due sono gli stili più diffusi di questa arte:
lo stile yang, che predilige il fine del benessere psicofisico
dell’individuo, proponendosi come una vera e propria forma di meditazione
in movimento, e lo stile chen, che invece è caratterizzato
da movimenti di più esplicita derivazione marziale, e che meglio
si adattano a finalità di autodifesa.
Tenete presente questa piccola distinzione quando farete le vostre valutazioni.
In definitiva, giovani e meno giovani, donne e uomini, belli e brutti,
non disperate: questa splendida arte cinese è per tutti. E vi aspetta.
Alessandro Fiumetti
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