I Modenesi sarebbero disposti anche a mettersi daccordo
con gli Umbri pur di fregarci il brevetto della mortadella. Ma dato
che in tutto il mondo la pregevole insaccata è conosciuta come "Bologna",
ci sa tanto che dovranno consolarsi con lo zampone e laceto balsamico
(sempre che i Reggiani glielo permettano). Già nel 1600 lagronomo
felsineo Tanara elencava ben 110 ricette per preparare la mortadella.
Anche se un certo e non meglio identificato Padre Labat asseriva alla
fine del Seicento di averne assaggiata "nelle Americhe", si
sa per certo che fin dal 1376 la potente Corporazione dei Salaroli bolognesi
ne attestava lesistenza e lorigine con tanto di stemma con
mortaio e pestello. Sì, perchè mortadella viene da mortaio, qualora
ci fosse bisogno di ricordarlo: lattrezzo che si usava per pestare
ed impastare i vari inredienti che la compongono. La ricetta bolognese
prevede carne suina (gola o pancetta) tagliata a dadi grossi come nocciole
e mescolata con sale, pepe in grani, cannella, chiodi di garofano, noce
moscata, zucchero e vino. Le altre ricette sono delle varianti e, come
tali, non le riconosciamo. Ora, adesso che perfino a Bruxelles si sono
accorti di quanto sia buono linarrivabile salume petroniano, si
mettono tutti a fare i furbetti e cercano di usurpare la fama, la sapienza
e la scienza di chi a discapito del proprio colesterolo ha compiuto
in secoli non sospetti tanto lavoro di ricerca. Al giorno doggi
si produce mortadella anche in Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino,
Marche, Lazio e Toscana, oltre che da noi. Questa produzione indiscriminata
ha reso perplessi persino i membri della Commissione Europea che doveva
attribuire la Dop alla mortadella. Tanto è vero che ci hanno pensato
per quasi cinque anni prima di dare un parere positivo.